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Sergio Mutolo

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Il 15 aprile ricorre la strage di Hillsbourough. A Sheffield, in occasione della partita Liverpool-Nottingham Forest e quattro anni dopo l’Heysel dove si erano contati 39 morti, perirono in 96 dentro uno stadio. Le cause? Negligenza dei controlli e inadeguatezza della struttura. Il quotidiano Sun, che aveva dato la colpa di tutto ai tifosi, fu sbugiardato. Dopo l’evento venne istituita la commissioneTaylor, che cambiò faccia agli obsoleti impianti inglesi. Una tragedia che, ancora oggi, vale da severo monito e stimola molte riflessioni. Soprattutto in Italia.

Il fatto – Il 15 aprile 1989 allo stadio Hillsbourough, in campo neutro, si gioca l’attesa semifinale di Coppa d’Inghilterra tra Liverpool e Nottingham Forrest. A Sheffield accorrono a migliaia i tifosi dei Reds. Vogliono seguire la loro squadra nell’ennesima finale di FA Cup. Ma le cose prendono una piega imprevista, anche se non imprevedibile, e così si verifica la peggiore sciagura di tutta la storia del calcio inglese. La bolgia davanti alla Leppings Lane, la curva destinata ai tifosi del Liverpool, è infernale. Questo settore, posto a sinistra della tribuna centrale, è dotato di sei ingressi rispetto agli oltre sessanta del settore riservato ai tifosi del Nottingham Forest. Si sono venduti biglietti in eccesso e molti tifosi dei reds sono arrivati in ritardo. La polizia fatica a gestire l’afflusso. Il numero di ingressi inadeguato e le troppe barriere impediscono il normale scorrimento della gente. Per evitare incidenti le forze dell’ordine decidono allora di aprire la “Gate C”, un grosso cancello d’acciaio posto all’ingresso di un tunnel che immette direttamente all’interno della Leppings Lane. E’ l’inizio della fine. La folla si accalca scompostamente. In pochi minuti 5mila persone si trovano proiettate all’interno dello stadio e finiscono per riempire oltre ogni ragionevole limite la Leppings Lane. E’ il disastro. I tifosi che hanno già preso posto nel settore vengono spinti verso le recinzioni laterali e verso le pareti, restando irrimediabilmente schiacciati. Analogo destino tocca agli sventurati che si trovano ancora nel tunnel del “Gate C”. La polizia, con l’imperativo di scongiurare una possibile invasione di campo e di porre argine al possibile scontro tra le due tifoserie, blocca la fuga degli spettatori verso l’unico spiraglio libero, il terreno di gioco. Alla fine si conteranno 96 morti. Tra questi la più giovane delle vittime è Jon-Paul, un bambino di 10 anni. Si tratta, ironia della sorte, del cugino del capitano del Liverpool Steven Gerrard, che all’epoca aveva otto anni. Ad Anfield, lo stadio del Liverpool, l’orologio è sempre fermo alle 15.06. L’ora del fischio di sospensione di una partita tragica che durò solo sei minuti.

Il Sun – Subito dopo la tragedia il quotidiano Sun incorse in uno dei più gravi incidenti di percorso mai verificatisi nella storia della stampa inglese. Uscì infatti con un titolo a tutta pagina “The Truth” (la verità). Incolpò della strage i tifosi del Liverpool, dipinti come un’orda di barbari ubriachi, seminatori di caos, picchiatori brutali delle forze dell’ordine. Quando venne a galla la verità si capì che i responsabili erano altri, ovvero i progettisti di quell’impianto obsoleto e inadeguato. Senza contare gli addetti alla sicurezza, che non avevano saputo prendere le decisioni giuste al momento giusto. A Liverpool i tifosi bruciarono a migliaia le copie del Sun. Kenny Dalglish, pilastro di quel Liverpool cui il direttore del giornale Kelvin McKenzie si rivolse per avere un aiuto e rimediare all’errore, gli suggerì che si trattava solo di ammetterlo pubblicamente. Il Sun uscì con una scritta in prima pagina a caratteri cubitali: “We lied” (abbiamo mentito). 

La commissione Taylor – L’incredibile evento maturato a Sheffield ha dato la svolta decisiva al modello organizzativo del calcio britannico. Dopo i fatti di Hillsbourough il governo inglese istituì una commissione, presieduta dal giudice Peter Taylor. Ne uscì il “rapporto Taylor”, dal quale ha avuto inizio la radicale trasformazione di tutti gli stadi inglesi. Impianti che oggi garantiscono agli spettatori solo posti a sedere e ottime condizioni di sicurezza. Il rapporto si espresse anche in materia di vendita di alcolici all’interno degli stadi, barriere metalliche, cancelli, tornelli e prezzi dei biglietti.

Le riflessioni – A venti anni di distanza la strage di Hillsborough permette almeno tre riflessioni. La prima è che le cose, nella vita come nel calcio, non sono (quasi) mai come sembrano o come le si vogliono far sembrare. L’increscioso incidente di percorso del Sun ne è la prova provata. I tifosi del Liverpool da vittime furono fatti passare per colpevoli. I fatti vanno sempre tenuti separati dalle opinioni e i media dovrebbero essere molto più equilibrati, vista la delicata materia che maneggiano. Senza lasciarsi andare al modo “urlato” che caratterizza molte trasmissioni e da cui non sono esenti neppure le testate giornalistiche. La seconda è che c’è voluta una tragedia perché si capisse che gli stadi inglesi dovevano voltare pagina, per adeguarsi a norme costruttive e di sicurezza consone alla corretta fruibilità di chi è spettatore pagante di una partita di calcio. La terza, infine, che la strada dei tornelli e delle barriere di filtraggio e prefiltraggio che si sta seguendo in Italia è inadeguata e controproducente. Svuota gli stadi e, quando li riempie, li può trasformare in trappole mortali. 

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

 

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