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Sergio Mutolo

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Pallone_sgonfioPotete leggere, in un’altra sezione di Calciopress, le linee guida dettate dalla Uefa del presidente Michel Platini sul futuro assetto del calcio europeo. Se questi criteri non verranno adottati a livello continentale, la tutela del prodotto sarà sempre più difficile e con essa la sua salvaguardia nel tempo. In Italia i problemi caldi sul tappeto sono numerosi e mettono a grave rischio la sopravvivenza del sistema, soprattutto in un periodo di grave e persistente crisi economica. Proviamo a fare il punto della situazione enucleando quattro problemi la cui soluzione è cruciale per il futuro del nostro sistema.  

Bilanci in rosso. I bilanci del calcio italiano sono da tempo ben oltre i livelli di guardia, dalla serie A alla Lega Pro (Prima e Seconda Divisione) passando per la serie B. La pletora di 132 club professionistici zavorra pericolosamente il sistema e non consente la necessaria soddisfazione di bisogni in crescita esponenziale a fronte di entrate in calo progressivo. Esiste anche un problema di iniqua applicazione dei parametri finanziari che penalizza le categorie minori (terza e quarta divisione nazionali), dove i fallimenti si sprecano. Tempo fa Il Sole 24 ore scrisse, in modo ironicamente provocatorio, che il derby Milan-Inter in serie C (l’attuale Prima Divisione) non si potrebbe giocare. Sarebbero addirittura una dozzina i club di A e B che resterebbero fuori, applicando i rigiidi criteri di bilancio della Lega Pro guidata dal presidente Mario Macalli. Ciò sta portando e porterà a una frattura tra le diverse Leghe, che si è per ora materializzata nella scissione tra la A e la B, ma le cui conseguenze potrebbero essere nel tempo assai più dolorose. Senza contare che, in un triennio, la Uefa vuole portare a regime il fair play finanziario.

Diritti tv. In base alla legge Melandri-Gentiloni, a partire dalla prossima stagione, la contrattazione dei diritti televisivi diventerà collettiva. I circa 900 milioni di euro che cadranno a pioggia sul sistema saranno suddivisi per il 40% in modo paritario tra tutti i club, per il 30% in rapporto al rendimento sportivo e per l’ultimo 30% tenendo conto del bacino di utenza., al numero di tifosi e, in ultimo. Le modalità di suddivisione di questo 60%, che non saranno paritarie, tiene in ansia le società medio-piccole che ne potrebbero uscire fortemente penalizzate sotto il profilo economico. Quella sul bacino di utenza, in particolare, sarà una battaglia dura da combattere e lascerà parecchie vittime sul terreno. Si terrà conto solo del numero di abbonati, come si era detto in partenza? Si tratterebbe di una soluzione foriera di possibili “furbate”, come quella di far sottoscrivere tessere anche a nome di minori che poi allo stadio di fatto non ci vanno. Se il parametro di partenza sarà questo i dati forniti dovranno (dovrebbero) essere certi, il che oggettivamente può essere complicato alla resa dei conti.

Ranking Uefa. La Germania ci sta superando e finirà per rubare all’Italia un posto in Champions League. Se le squadre ammesse alla più prestigiosa competizione europea diventassero tre, ciò ridurrebbe l’interesse intorno al campionato di serie A (contribuendo a ridurre le già risicate presenze di pubblico negli stadi) e diventerebbe un rebus difficile da risolvere per i club fino ad oggi hanno giocato in pratica solo per il quarto post. L’impoverimento tecnicoi del campionato italiano, che è già fattuale, non potrebbe che accrescersi e con esso la forbice rispetto agli altri tornei europei.

Nuovi stadi. La Legge Crimi sulla costruzione dei nuovi stadi italiani, al posto di quelli fatiscenti in cui si gioca oggi, è da tempo impantanata in Parlamento. Una circostanza che mette a serio rischio anche la candidatura italiana a Euro 2016, dove l’assegnazione alla Francia sembra quasi scontata, e impedisce ai club di avere  impianti di proprietà fondamentali per differenziare gli introiti (fin qui legati, quasi in modo esclusivo, ai soli diritti tv). 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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