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Sergio Mutolo

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E’ un momento di grave crisi per il calcio italiano e per la Lega Pro del presidente Mario Macalli in particolare. Otto club sono già saltati: quattro in Prima Divisione (Gallipoli, Mantova, Perugia e Rimini) e quattro in Seconda Divisione (Itala San Marco, Monopoli, Pescina Valle del Giovenco e Scafatese). L’Arezzo è in liquidazione, come ha annunciato ieri sera il presidente Mancini, e si può considerare fuori. Del resto si sa poco, perché le notizie sono frammentarie e molte società si sono iscritte presentando una documentazione incompleta. I conti si potranno fare solo il 7 luglio, al termine dell’istruttoria Covisoc che fornirà l’elenco provvisorio delle escluse.

In questo drammatico contesto riproponiamo un articolo pubblicato il 25 gennaio 21010 che vuole essere un breve e istruttivo viaggio attraverso la terza serie inglese (la Footbal League 1), corrispondente alla nostra Prima Divisione. I numeri rendono più di mille parole e non mentono mai. Soprattutto all’interno di questa categoria professionistica, quanto mai opaca e priva di identità in Italia, la cui distanza dalla consorella inglese è siderale.

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Qualcuno storce ancora la bocca quando sente parlare, a proposito di calcio, del fatidico modello inglese. Un atteggiamento condivisibile se, sul versante italiano, fosse fruibile un sistema organizzativo in qualche misura antagonista rispetto a quello anglosassone. Le cose non stanno esattamente in questi termini.

In un precedente articolo abbiamo stigmatizzato su Calciopress la incredibile pletora del calcio nostrano. Ingorgato da 132 società professionistiche, 90 delle quali (che spesso di professionistico hanno molto poco) confinate nel ghetto mediatico della Prima e Seconda Divisione di Lega Pro.

Un sistema lungimirante, anche per mettersi nella condizione di attuare i controlli capaci di arginare una precarietà finanziaria non ulteriormente sostenibile, dovrebbe premere da subito per una drastica modifica del format dei campionati. In questo senso l’esempio inglese, con le sue 92 squadre distribuite su quattro serie professionistiche, è largamente vincente sotto tutti i profili.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi in proposito, lo invitiamo a fare con noi un breve ma istruttivo viaggio dentro la terza serie inglese (la Footbal League 1), che corrisponde alla nostra Prima Divisione. Si accorgerà, attraverso una semplice rassegna di dati numerici che non mentono mai, come la vittoria di Albione sia schiacciante soprattutto all’interno di questa categoria professionistica da noi così opaca.

La FL1 conta 24 squadre, contro le 36 della Prima Divisione italiana, inserite in un girone unico. L’elemento che dimostra, in modo inconfutabile, come questo modello organizzativo sia nettamente vincente (anche e soprattutto per la sua agilità) rispetto all’obsoleto format nostrano è rappresentato dall’affluenza del pubblico negli stadi. Perché il calcio senza tifosi è morto e, in Italia, la fine è ormai prossima vista la disaffezione degli appassionati.

Vi sottoponiamo una breve rassegna di quella che in inglese si chiama attendence, aggiornata al 30 ottobre scorso. Sono dati che fanno rabbrividire, se raffrontati con quelli risicati della povera consorella italica. Senza contare che una ricerca analoga sul nostro incerto fronte è, di fatto, impossibile. In pari data, il sito web della Lega Pro non consente di raccogliere alcun elemento numerico sull’affluenza negli stadi. Il relativo link risulta, infatti, non cliccabile.

La specifica graduatoria in terza serie inglese vede ai primi cinque posti (i dati si riferiscono all’affluenza media): 1) Norwich City (24.108); 2) Leeds United (23.527); 3) Southampton (19.545); 4) Charlton (16.856), 5) Hudderfield (12.877). In questo scorcio di campionato il record assoluto di pubblico in una gara spetta al Leeds United (31.838 spettatori nella partita giocata con il Charlton il 03/10/2009). Il club con la media più bassa è l’Hartlepool (3.601), il solo che ha una media inferiore ai 4mila spettatori. La media generale per gara, distribuita sulle 24 squadre partecipanti, è di 8.864 spettatori. Questo è calcio ad alti livelli, anche se si gioca in FL1.

I siti web delle 24 società inglesi iscritte alla FL1 sono dei veri gioielli e rappresentano una fonte di informazione eccelsa rispetto al mediocre livello della maggior parte di quelli delle consorelle italiane (fermo restando che in alcuni casi il sito web non esiste o esiste sulla carta, essendo di fatto una scatola vuota). I biglietti possono essere comprati direttamente sul sito per via internet. Questo semplifica al massimo la circolazione dei tifosi e contribuisce a giocare in stadi sempre affollati, quasi al limite della capienza (l’indice di occupazione medio supera l’80%).

Se, al termine di questo fugace ma istruttivo viaggio nel calcio di terza serie inglese (che ci riproponiamo di approfondire meglio e consigliamo vivamente al presidente della Lega Pro, Mario Macalli) qualcuno se la sente ancora di difendere il modello italiano e di storcere la bocca di fronte a quello di oltre Manica, è certamente libero di farlo.

Resta il fatto che, di fronte a numeri tanto schiaccianti, non si vede come una tale tesi possa ritenersi ancora sostenibile nel terzo millennio. Per di più in presenza di una pari categoria italiana che appare alla deriva e spesso in balia di se stessa. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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