Connect with us
Avatar

Pubblicato

il

Fino a pochi anni addietro i campioncini nostrani ce li tenevamo ben stretti, facendoli crescere in assoluta tranquillità. E’ così che abbiamo visto esplodere i vari Bergomi, Maldini, Del Piero e Totti, solo per citarne alcuni. Il passaggio alla globalizzazione aveva interrotto, in un primo momento, questo modus operandi verso i giovani calciatori italiani. C’è stato poi un periodo in cui alcuni talenti hanno varcato le frontiere del Belpaese. Ricordiamo i Dalla Bona e il compianto Niccolò Galli.

Oggi il calcio italiano vive un’inversione di marcia per questo tipo di situazioni. Sempre più spesso i nostri giovani calciatori preferiscono andare a giocare in Inghilterra, Spagna e Germania. Le motivazioni che li spingono ad emigrare sono molteplici e non riguardano solamente movimenti di mercato. Nazioni come l’Inghilterra hanno rivolto il proprio interesse verso i nostri ragazzi. Spesso vengono acquistati in giovanissima età e seguiti sino all’esordio in prima squadra, che avviene assai in fretta.

Esattamente il contrario di quanto accade nei nostri vivai – sempre più lasciati al loro destino, privi di investimenti e spesso senza conduzioni tecniche adeguate – in altre realtà europee si guarda con maggior attenzione ai calciatori del futuro. Investimenti, strutture e competenze vengono messe in campo a fronte di un ritorno futuro. Ecco quindi che i nostri ragazzi accettano di buon grado il trasferimento. E’ il caso di Giuseppe Rossi che in Spagna ha trovato la sua giusta dimensione, mentre in Italia gli era riuscito solo in parte.

Ora tocca a Mario Balotelli, talento indiscusso che qualsiasi squadra vorrebbe nel suo organico e le cui “Balotellate” hanno fatto si che si decidesse per il suo trasferimento. Detto che ognuno è libero di gestire la propria squadra a suo piacimento e che come spesso accade gli affari si antepongono alle logiche, forse è il caso di dire che Balotelli è stato lasciato troppo spesso in pasto ai media e a volte usato come capro espiatorio. Il ragazzo non è quello che si può definire un personaggio tranquillo, ma la società ha mostrato i propri limiti nel gestire questo talento appena diciannovenne.

Iniziano ad essere troppi i casi di questo tipo. Segno che i settori giovanili non riescono più in quello in cui erano maestri sino a pochi anni fa, ovvero educare. Prima di essere scuole calcio, le “Cantere” italiane erano scuola di vita:  giocavi al pallone solamente se ti impegnavi anche nel contesto sociale.

Una grossa mano la dava la famiglia, che in rari casi creava pressioni sui ragazzi. Anzi, era il primo posto dove si acquisivano consigli e tranquillità. Oggi basta sedersi su una tribunetta di periferia per capire come tutto sia cambiato.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

Annuncio pubblicitario

OPINIONI

Annuncio pubblicitario

Articoli del Mese

Copyright © Calciopress.net - Testata giornalistica reg. Trib. di Firenze atto 5591 del 04/07/2007 Direttore: Sergio Mutolo - Vicedirettore: Stefano Cordeschi - Direttore Editoriale: Berta Film