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Le sconfitte sono sempre state poco salutari, sia che provengano da competizioni ufficiali, che da amichevoli. Spesso ci si consola con il fatto che i tre punti non erano in gioco. Mai bugia è stata così grande per chi gioca al calcio. In uno sport dove non ci si rassegna nemmeno alla sconfitta nella gara tra gli scapoli e gli ammogliati, resta difficile pensare che questa serie di insuccessi non abbia ripercussioni su una Nazionale in piena crisi di identità. Una serie negativa, che fa scendere in campo il numero uno del calcio italiano con una serie di riflessioni e proposte da attuare, a suo dire, in brevi tempi.

Giancarlo Abete parla del Ranking, e di come le mancate vittorie del 2010 hanno fatto sprofondare la Nazionale italiana fuori dalla top 10 del calcio mondiale. Un undicesimo posto (e si prevede ancora un calo) che allo stato attuale delle cose, relega il calcio italiano in posizioni poco invidiabili. “C’è una crisi tecnica – afferma Abete -. Questa sconfitte diventano un problema  anche per il ranking. Perdere­mo altre posizioni (Italia attualmente in undicesima posizione) con la conseguenza che rischiamo di non essere più testa di serie nei sorteggi internazionali. Già sarà un’impresa difficile salvare la nostra quarta squadra in Champions, un vero danno. Ma mi pare evidente che la nostra fa parte della crisi del sistema paese”.

Ma il massimo esponente del calcio italiano, alla ricerca di soluzioni per dare nuova linfa al nostro calcio, parla anche dei campionati da riformare con urgenza, e di come in altri paesi funzioni egregiamente la formula di una terza serie calcistica formata dalle rappresentative “B” delle società del massimo campionato. Niente più “Primavera” quindi, ridotto ormai da alcuni anni a torneo per bambini, con consequenziale mancanza di crescita e di confronto con il calcio che conta. In tal senso il presidente Abete, appare avere le idee chiare. “Credo sia questo il tempo di reintrodurre, nei modi opportuni, la se­conda squadra per i club di serie A. Questo accade nel le quattro principali federazioni europee, Spagna, Inghilterra, Francia e Germania. Stiamo ripensando i campionati, che vanno riformati. Bisogna discuterne, serenamente. Ne va del futuro calcistico italiano”.

Ora c’è veramente bisogno della “fase 2”, ovvero di passare dal dire a fare in tempi brevi, ma senza prendere decisioni prive di buonsenso. E’ veramente l’anno zero per il calcio italiano, e da questo presupposto bisogna costruire solide fondamenta, per una base di partenza ben ancorata al terreno. Bisogna fare molto ed in tempi ristretti, pena restare fuori dal calcio che conta ancora per molti anni, ma non cadere nella tentazione di precipitarsi in decisioni esiziali. E’ giunto il momento di prendere in esame la possibilità di “clonare” alcune prerogative di altre federazioni, per poi riportarle al nostro calcio.

Redazioneweb – www.calciopress.net

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