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Sergio Mutolo

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Il massimo campionato tedesco è ripartito ieri sera dalla sfida tra Bayern Monaco e Wolfsburg (nella foto, lo stadio Allianz Arena di Monaco).

A partire dal 2012, salvo prova contraria, l’Italia potrebbe perdere un posto in Champions League a vantaggio del calcio teutonico (scendendo da quattro club a tre). Il Ranking Uefa parla chiaro. La vittoria del Werder Brema con la Sampdoria, nello spareggio per accedere alla fase a gironi, altrettanto.

La Bundesliga, con grande soddisfazione della Uefa e del suo presidente Michel Platini, sta mettendo in fila il calcio europeo in termini di fair play finanziario. La Germania infatti, oltre a vantare i migliori bilanci societari del vecchio continente, ha visto più che triplicare i suoi ricavi negli ultimi dieci anni (passati da 577 a 1.715 milioni di euro).

Quali le ragioni di un successo che rischia di diventare travolgente e di far mangiare la polvere a nazioni di grande tradizione sportiva come la nostra?

1. Bilanciamento delle entrate. Il presidente di Lega Reinhard Rauball ha spiegato in modo chiaro il segreto per uscire indenni dalla crisi economica globale. In Bundesliga la tv-dipendenza non esiste. Sponsor, merchandising e ticketing coprono quote elevate dei ricavi. I proventi da diritti tv sono di poco superiori al 30% (in Italia sono mediamente al 64%).

2. Stadi moderni e indici di occupazione ai limiti della capienza. Il confronto su questo terreno è improponibile Rispetto alla povera Italia del terzo millennio, che deve fare i conti con impianti obsoleti e con un calo crescente del pubblico pagante. Quest’anno il trend degli spettatori sarà in ulteriore crescita. Al posto di Bochum e Hertha Berlino, sono saliti in Bundesliga due club molto seguiti come Kaiserslautern e St. Pauli.

3. Biglietti di ingresso a basso costo. Il costo dei tagliandi per assistere alle partite di Bundesliga è il più basso d’Europa. I biglietti sono alla portata di tutte le tasche. Nel pieno rispetto dello spirito nazionalpopolare di uno sport come il calcio che, da lungo tempo, è ormai evaporato nel Belpaese.

4. Equa distribuzione delle risorse. Non ci sono in Germania figli dell’oca bianca e dell’oca nera, come di norma avviene in Italia con vantaggi a carico delle solite privilegiate che finiscono per ammazzare il campionato di serie A e impedire ogni sorta di ricambio. Una voce importante, che porta a campionati sempre combattuti. Da venti anni il vincitore non viene fuori prima delle due ultime giornate e negli ultimi cinque anni si sono aggiudicati lo scudetto tre club diversi.

5. Cura dei vivai. In Bundesliga ogni anno sono investiti cento milioni di euro nelle accademie che alimentano i vivai. Il massimo campionato tedesco è una palestra per nuovi talenti e i club privilegiano i giovani che provengono dai rispettivi settori giovanili. Gli allenatori tedeschi, meno soggetti alla logica del risultato che imprigiona gli omologhi italiani, non hanno remore a lanciare in prima squadra i giovani che hanno qualità. Tra il 2008 e il 2009 la Germania ha fatto incetta di titoli nel settore giovanile, conquistando i titoli europei Under 17, Under 19 e Under 21 (divenuti i veri serbatoi della Nazionale maggiore). Senza contare che, nell’ultima stagione di Bundesliga, gli Under 23 scesi in campo hanno raggiunto la rispettabile percentuale del 15%. Un dato sul quale il presidente della Figc Abete, l’allenatore degli Azzurrri Prandelli e la sua triade di supporto tecnico (Baggio, Rivera e Sacchi) dovrebbero attentamente meditare.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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