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Quando si dice che il calcio è dei tifosi, tra qualche anno si potrebbe prendere Cava de’ Tirreni come esempio classico di questo vecchio adagio. Negli ultimi due mesi, mentre la Cavese attraversava quasi indenne il tunnel del fallimento, i tifosi metelliani non sono certo rimasti spettatori passivi. Prima la colletta attraverso l’operazione “Salviamo la Cavese” che, con i 200 mila euro raccolti, ha reso di fatto ad oggi la tifoseria azionista di maggioranza; poi la costituzione e gli enormi passi avanti compiuti dall’associazione Sogno Cavese, la cui iniziativa di azionariato popolare dovrebbe portare, un giorno, i tifosi ad essere parte integrante della vita del proprio club. Oltre 400 le adesioni e già numerose le proposte avanzate alla Società metelliana dal presidente Francesco Bove e dai suoi collaboratori (tifosi come lui).

Ma il persistente stato embrionale della compagine societaria metelliana sta rallentando le cose e soprattutto sta turbando ancor più un ambiente messo già duramente alla prova quest’estate. Tanti, forse troppi, gli elementi che compongono la società. Parte di essi, checché se ne dica, espressione di una scelta operata dal sindaco Galdi, che chiamò a titolo amichevole Francesco Maglione a gestire la parte tecnica, una volta iscritta la squadra. E Maglione ha convinto l’amico Giuseppe Spatola, ex patron del Benevento, a rituffarsi in una avventura calcistica dopo 5 anni dal ritiro. Da socio di minoranza (come tutti gli altri), Spatola ha iniziato ad operare mettendo sotto contratto calciatori e staff, facendo scelte in contrasto con la linea voluta dal gruppo di imprenditori facenti riferimento ad Antonio Di Donato, ed è stata rottura.

Nel frattempo, su richiesta dell’amministrazione comunale, tra i tifosi che hanno contribuito alla raccolta fondi s’è svolta una votazione per eleggere un proprio rappresentante all’interno della costituenda società, con funzioni consultive e propositive. Eletto ad ampia maggioranza proprio Francesco Bove, che prende immediatamente posizione sul muro contro muro interno alla società che porta a un immobilismo deleterio per le sorti della Cavese: «La tifoseria è stanca – si legge in un comunicato di Sogno Cavese –. Stanca di non poter festeggiare un risultato storico, una salvezza su cui nessuno scommetteva; di non poter rivendicare, con orgoglio, di avere – “caso unico” in Italia – un rappresentante in società; di non poter vedere lo stadio pieno, perché agli scettici ed ai disillusi poco torto si può dare; stanca di presenziare, ormai, più al Palazzo di Città che al Simonetta Lamberti; di non poter sostenere il Club e favorirne la crescita, portando idee, entusiasmo e innovazione nel rispetto di una storia sportiva e sociale troppe volte calpestata. Stanca, soprattutto, di vivere costantemente con l’incubo di un nuovo fallimento..».

Pare che alla resa dei conti manchi comunque poco. Per il 22 Settembre è stata convocata l’assemblea dei soci con, all’ordine del giorno, la ricapitalizzazione necessaria a dare ossigeno alle casse societarie in vista delle prossime scadenze. Di Donato ha fatto sapere di avere alcuni imprenditori capitolini disposti a investire fortemente nella Cavese e non solo; Spatola, da parte sua, annuncia che bisogna fare il bene della Cavese e mettere soldi veri sul tavolo. Ad attendere speranzosi, ma quasi spazientiti, ci sono sempre loro, i tifosi. Quelli che vogliono solo sapere chi prenderà in mano le redini a quelli che sperano che fare calcio, soprattutto in una piccola realtà di provincia, possa significare coinvolgere tutti i fattori interessati. Compresi, appunto, i tifosi.

Davide Lamberti
www.calciopress.net

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