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Sergio Mutolo

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Bisogna prendere atto delle cose per riuscire a prendere le giuste contromisure. Se si continua a girare la testa dall’altra parte, non potrà che andare di peggio in peggio. Una semplice regola di vita e di buon senso che il calcio al tempo di Abete sembra (colposamente) eludere.

Nella terza giornata della fase a gironi di Champions League e di Europa League il calcio italiano ha fatto crac. Come abbiamo già sottolineato subito dopo la disfatta, su ventuno punti disponibili i sette club italiani in lizza nelle due competizioni ne hanno portati a casa solo 5 (vittoria dell’Inter e 2 pareggi per Juventus e Napoli). Le reti segnate sono state appena 7 (di cui 4 appannaggio dei nerazzurri di Benitez in Inter-Tottenham), alla media di un gol a partita, e quelle subite 14. Nei tre turni di Coppe europee giocati finora i club italiani hanno vinto solo 6 volte (2 l’Inter + una ciascuno Milan, Roma, Sampdoria e Palermo). La Sampdoria è stata declassata dalla Champions in Europa League dai tedeschi del Werder Brema. Juventus e Napoli non sono stati ancora capaci di centrare una volta l’obiettivo dei tre punti.

Ornai ci danno schiaffi un po’ tutti, in ambito internazionale, senza distinzione di provenienza. Non solo il Real Madrid e i club tedeschi, che viaggiano tre spanne sopra. Finisce a remengo anche con ucraini, russi, svizzeri, austriaci e chi più ne ha più ne metta.

Un penoso flop dal quale si salva solo il paradosso-Inter. Una curiosa anomalia, quella rappresentata dal club del presidente Massimo Moratti. Si parla di una società che batte bandiera tricolore ma, in 12 partite ufficiali, non ha mai schierato un titolare di maglia di nazionalità italiana (su 132 complessive).

Le altre (Juventus, Milan, Napoli, Roma, Palermo e Sampdoria) stanno tutte andando (chi più chi meno) verso una deriva tecnica che fa rotolare sempre più verso il basso le nostre quotazioni nel Ranking. Bisognerà iniziare a guardarsi le spalle anche dalla Francia. La Ligue 1, dopo che la terza posizione è ormai saldamente in mano alla Bundesliga, incalza la Serie A TIM per la conquista della quarta posizione.  

Il fatto è che, in Europa League, i club italiani continuano a schierare le seconde linee. Ciò accade per scelta, ma anche perché alcuni giocatori non possono essere utilizzati nelle competizioni europee: è il caso di Aquilani e Quagliarella, per i bianconeri di Delneri ovvero di Bacinovic e Ilicic, per i rosanero di Delio Rossi. Gli effetti sotto il profilo dei risultati si vedono: la Juventus fa sembrare fenomeni i modesti pedatori del Salisburgo e la Sampdoria fa lo stesso con gli ucraini del  Metalist. Una situazione che produce scivoloni a catena dell’Italia nel coefficiente Uefa.

Il disastro a livello di club – che tra due anni comporterà per l’Italia la perdita di un posto in Champions League, con le pesanti sequele economiche che ciò determina e la perdita di appeal in campionato per la conquista della quarta posizione in classifica – è lo specchio dei rovesci di quasi tutte le rappresentative di categoria (Nazionale maggiore, Under 21 e Under 19 sono a terra da un pezzo).

Il quadro del calcio italiano è sempre più desolante. La perdita di prestigio a livello internazionale sempre più inarrestabile, mentre in tempi non lontani eravamo i migliori e rappresentavamo un punto di riferimento per tutti.

Cosa deve ancora accadere perché ci si decida a cambiare le cose, a cominciare da chi siede ai vertici di un sistema ormai incapace di reggersi in piedi? 

La desolante attesa del modello italiano 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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