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Nel posticipo di ieri sera giocato a San Siro davanti a poco meno di 40mila spettatori, uno spettacolo piuttosto deprimente osservato con l’occhio della pay tv, l’Inter pareggia 1-1 con la Sampdoria dopo aver rischiato anche di perdere.

I numeri sono impietosi con la squadra del presidente Mopratti e del tecnico Benitez, che incespica alquanto nel dopo-Mourinho. Dal 2006, ovvero nell’era del post-Calciopoli, l’Inter non era stata mai così lontana dal primo posto.

L’anno scorso, all’ottava giornata, i nerazzurri avevano 19 punti. Oggi ne hanno quattro in meno e anche il distacco dalla prima in classifica (la sorprendente Lazio di Reja) ha assunto le stesse dimensioni.

Per buona sorte di Benitez e dei tifosi interisti, l’Inter può contare su uno strepitoso Eto’o (nella foto) che riesce a turare tutte le falle di un gioco ancora da costruire. Con quello di ieri sera al Meazza, contro i determinati blucerchiati messi in campo da Di Carlo, l’attaccante ha segnato il suo quindicesimo gol stagionale in partite ufficiali. La sua firma prestigiosa sta su sette delle dieci reti finora realizzate in campionato.

Benitez cerca di dare la sua impronta a un complesso ancora troppo condizionato dagli insegnamenti di Josè Mourinho e che si sta dimostrando finora poco convincente sotto il profilo dei risultati rispetto al recente passato. C’è da dire che, oltre a un Eto’o molto più offensivo, anche Cambiasso ha assunto una posizione più avanzata. La ricerca del possesso di palla è assai più insistita, anche se non sta producendo significativi effetti pratici. Si vedono più giovani in campo dal primo minuto, forse anche per i tanti infortuni che stanno falcidiando il gruppo e un po’ tutto il calcio italiano.

Per la quinta volta consecutiva il tecnico spagnolo schiera dall’inizio la coppia-verde formata da Biabiany e Coutinho, un segno di cambiamento di prospettive del quale gli va dato atto. Il primo non combina granchè (viene sostituito al 18′ del secondo tempo da Pandev), mentre il secondo riesce a dare un suo imprinting al gioco e si merita in pieno la fiducia.

Prove di crescita di un club ancora in cerca di identità. Come il resto del calcio italiano d’altronde, afflitto da una deriva tecnica che Champions League e Europa League stanno drammaticamente mettendo a nudo.

Ste. Mu. – www.calciopress.net

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