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Incombe lo sciopero dei calciatori. Sul  rinnovo del contratto collettivo la spaccatura tra Aic e club di Serie A sembra essere (è) totale. La trattativa che vede di fronte presidenti e Assocalciatori, secondo gli intendimenti del presidente di Figc Abete, dovrebbe procedere a oltranza fino a trovare una soluzione condivisa.

Per riprendere i contatti l’associazione calciatori ha posto, neanche tanto velatamente, una condizione. Vuole che il presidente dalla Lazio, Claudio Lotito, sia estromesso dal tavolo delle trattative.

Il massimo dirigente del club biancoceleste di Reja (capolista a sorpresa in campionato), fa spallucce. A suo modo di vedere ciò significa che sta facendo bene il suo lavoro e, preso atto che il calcio è un mondo a parte, si chiede perplesso da quando in qua un sindacato si sceglie anche gli interlocutori.

Le ragioni per le quali Lotito è il “falco” della situazione le ha sintetizzate lui stesso in tre punti.

In primo luogo il contratto riguarda solo i giocatori di serie A e va tolta di mezzo la demagogia che i ricchi stanno lottando anche per i poveri.

In secondo luogo, con l’arrivo del fair play finanziario imposto dalla Uefa di Michel Platini è finita la pacchia del presidente che si mette le mani in tasca e ripiana i debit: non si potrà più fare, i conti delle società dovranno essere sempre a posto e i compensi dei calciatori che oggi rappresentano l’80% delle uscite vanno per forza di cose ridimensionati.

Infine i soldi sono finiti: arabi a parte, ma in Italia non se ne vedono, sono passati i tempi in cui qualcuno poteva contare su milioni di euro da buttare nel calcio.

Esaminate le questioni in ballo dal suo punto di vista, e non solo, il Lotito-pensiero fila. O no?

Lu. Cian. – www.calciopress.net

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