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Quella di Diego Della Valle al Grand Hotel Villa Medici di Firenze non è stata una conferenza stampa classica, ma un lungo monologo. L’ex patron e ex presidente onorario del club viola non ha concesso alcun tipo di contraddittorio agli intervenuti, anche se al termine ha risposto a qualche domanda. Da registrare l’assenza scontata di Oliviero Beha, che ha fatto da starter all’iniziativa ma poi non ha potuto essere presente stasera, e la decisione preliminare di non far interloquire l’uditorio con le straripanti dichiarazioni dell’ex patron. Dura la reazione dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana. E’ stato diffuso un comunicato stampa assai risentito e gli iscritti sono stati invitati a non partecipare all’evento qualora fosse stata confermata l’impossibilità al dialogo da parte dei presenti.

Fatta questa doverosa premessa, va detto che si è parlato non tanto del presente e del futuro quanto del passato. In un certo senso la Fiorentina di oggi (con il suo carico di problemi) e quella di domani (con le sue prospettive) sono rimaste quasi ai margini. Della Valle si voleva togliere dei sassolini dalle scarpe e questo ha fatto.

Tra i tanti argomenti trattati nel lungo soliloquio, troppi per poter essere riassunti qui, va registrato il pesante attacco a Cesare Prandelli (nella foto). L’ex allenatore della Fiorentina e attuale ct della Nazionale è stato messo al centro di un ragionamento che riprendiamo letteralmente dal sunto della conferenza riportato sul sito web della società. Ciascuno potrà trarne le proprie valutazioni. Certo è che la figura del tecnico di Orzinuovi ne esce quasi a pezzi. Ecco il testo dell’intervento di DDV relativo a Prandelli (ivi compreso un richiamo a Mamma Ebe che non risulta affatto pertinente, ndr).

“Eravamo un tutt’uno nella Fiorentina e poi è venuto a mancare un tassello. C’è stata una spaccatura. A Prandelli abbiamo voluto tutti bene, noi, Corvino, la città, tutti. E’ una persona che non aveva vinto nulla. Sostenuto da noi, dalla tifoseria, da tutti, ha costruito una bella cosa. Eravamo tutti orgogliosi del lavoro fatto. Quindi quando ho avuto la certezza che lui stava tentando di andare alla Juve, immaginatevi come mi sono sentito. Poi uno dei vertici della Juve mi ha chiamato per dirmi che Prandelli parlava con Bettega e altri per andare alla Juve e mi ha detto che per mio rispetto non lo avrebbe preso. Poi avevano altre idee per il dopo Zaccheroni. Ci sono rimasto malissimo”.

“Se Prandelli vuole ribattere a queste cose, sono a sua disposizione. Ho dovuto trovare il modo per far fermare la macchina ed ho rilasciato quella intervista alla Gazzetta. Era un modo per far dire a Prandelli che lui non sarebbe andato alla Juventus. un salvagente. Invece tutti hanno fatto passare la società come un branco di presuntuosi che non riconosceva una leadership a qualcuno. La città è stata informata male da Mamma Ebe, alcuni hanno informato in malafede i tifosi”.

“A Noi Prandelli andava benissimo, la mia intervista non era una lettera di licenziamento. Da lì è partito tutto. Mi sono dimesso io dalla carica di ‘patron’, era un segnale ed ho detto: faccio un passo indietro, non dico come stanno le cose su Prandelli per evitare confusione. Il nostro argomento era seppellito”.

“Poi leggo le parole di Prandelli di qualche giorno fa che dice che siamo una squadra di viziati. Io non sono un ragazzino viziato e dico che sono cose che non si possono dire. Sono cose che non si fanno, in momento così delicato non si possono dire. A Tuttosport disse che era stato vicino alla Juve. Doveva dirlo prima, a noi. Mi piaceva di più il Prandelli di Orzinuovi, ora lo capisco meno. Il primo Prandelli mi piaceva, sono orgoglioso di averlo mandato in nazionale. Noi gli facciamo i migliori auguri per il suo lavoro. Firenze e la Fiorentina sono casa sua, a patto che si chiariscano le cose del passato”.

“Io l’ho salvato da un errore grande e lo abbiamo fatto accasare alla nazionale. Bastave dire che Prandelli non era disponibile, io dissi ad Abete che era ok per la nazionale. La Juve sarebbe stato un errore. Abbiamo dato l’ok, Abete ha sentito Prandelli, lui ha dato l’ok e Prandelli è diventato ct. Mi auguro che nessun altro dica ancora che la Fiorentina è una banda di ragazzini viziati come ha detto Prandelli”. 

Immediata la replica di Prandelli, che non ci sta ad essere disegnato come un destabilizzatore “Sono molto amareggiato”. Così il commissario tecnico della nazionale ed ex allenatore della Fiorentina Cesare Prandelli replica alle accuse di Diego Della Valle, che gli ha imputato per la scorsa stagione una volontà di andare alla Juve a suo dire “destabilizzante” per il club viola. “Non mi sono mai proposto per incarichi ad altre società”, ha detto Prandelli all’agenzia Ansa.

“Mi spiace – aggiunge il ct – che in merito a un mio presunto passaggio ad un’altra società non abbia mai parlato Andrea Della Valle: lui sì che sa la verità”.

“Come dice Diego Della Valle – prosegue poi Prandelli rivogendosi al patron viola – in certi casi basterebbe alzare il telefono e chiarire le cose. A me questo è stato negato e nessuno può dimostrare il contrario. Si è fatto ricorso ai media per affrontare situazioni che dovevano essere risolte in casa”.

“È importante che tutti possano esprimere la propria idea: io l’ho sempre fatto con onestà è chiarezza e quello che ho ottenuto credo di doverlo a tanto impegno e tanta serietà – conclude Prandelli – non mi sono mai sentito accasato da nessuno, come del resto non mi sono mai proposto per incarichi ad altre Società. Anzi, in più di un’occasione ho rifiutato per restare a Firenze”. 

Redazioneweb – www.calciopress.net

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