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Sergio Mutolo

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Nonostante la disaffezione dilagante, che sta svuotando gli stadi, il calcio resiste impavido a ogni bufera. Dalla serie A alla B passando per la Prima e Seconda Divisione di Lega Pro, milioni di tifosi sono ancora ammaliati dal pallone. Piaccia o no, il calcio è lo sport più amato dagli italiani.

In Italia il calcio, e non solo, somiglia sempre più spesso a una telenovela. A ogni inizio di stagione è dato per spacciato, per poi risorgere ciclicamente dalle sue ceneri come l’Araba Fenice.

Nondimeno l’elenco dei disastri che è stato in grado di combinare in tutti questi anni rasenta la vergogna, se solo si ha la pazienza di scorrere il numero incredibile di club che hanno dovuto ammainare bandiera. 

Sulle cause di questo sfascio (sempre più) incombente si è scritto all’infinito. Non è il caso di ritornarci, qui e adesso. Nessuno è riuscito finora a eliminarle, per quanto siano chiare nella loro solare evidenza. 

La disaffezione della gente, che alla lunga sta smettendo di riempire gli stadi, è palpabile. Tuttavia il calcio resiste impavido in mezzo a ogni bufera. Rimane lo sport più seguito e amato dagli italiani. Stella polare per milioni di tifosi, ha quattro quotidiani sportivi dedicati. Lo spazio che occupa nelle testate generaliste e nel mondo del web, poi, è un dato di fatto innegabile. 

Cercare di spiegare il successo di questo sport significa riuscire a penetrare il peculiare rapporto che lega il tifoso al calcio e, in particolare, il singolo individuo alla sua squadra del cuore. Un compito improbo, per gli addetti ai lavori che abbiano voglia di mettervi mano.

Perché si torna ogni volta a essere catturati dalla magia del pallone, accada quel che accada? A essere trascinati dalla spinta (quasi) irrefrenabile di andare a vedere che stanno combinando le maglie che da una vita ci portiamo dentro al cuore? Colori che non si cambieranno mai lungo un’intera esistenza come invece accade, sempre più di frequente, con tutto quanto di altro capita di confrontarsi. 

Spiegare a chi è estraneo a questa (consapevole) follia quale sia il fil rouge che riesce a tenere legati tanti milioni di appassionati a uno sport ritenuto ormai contaminato dal business e periodicamente travolto dagli scandali più atroci, rimane un’impresa ai limiti del titanico.  

Per arrivare al nocciolo del problema non servono arzigogoli più o meno improbabili, né disquisizioni pseudo-filosofiche. Tanto meno prolisse tavole rotonde o complesse analisi socio-esistenziali.

Il fatto che il calcio venga dato ogni anno per spacciato ma riesca invece a sopravvivere ai suoi stessi madornali errori è niente altro che un miracolo. Un prodigio che si fonda sull’amore dei tifosi, probabilmente. Perché, lo sosteneva Virgilio, omnia vincit amor.

Per ricostruire un sistema che sta andando a rotoli è da questa passione incontaminata che si dovrebbe (deve) ripartire. Dai tifosi che sono, da sempre, l’anima di questo sport bellissimo: “First rays of the new rising sun“, per dirla con il grande Jimi Hendrix.

Tifosi, il lato etico del calcio

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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