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Sergio Mutolo

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I nodi stanno venendo al pettine per un calcio italiano sempre più in pieno marasma. A livello tecnico il calo è palpabile, segnalato dal cedimento nel Ranking Uefa e nel Ranking Fifa, che segnalano il crollo del nostro movimento sul piano internazionale. Gli stadi sono desolatamente vuoti, con una percentuale di occupazione che supera di poco il 50%. La Tessera del tifoso continua a fare danni. In questo disastrato contesto si inseriscono tutti i problemi irrisolti a livello organizzativo, con una Figc che ha perso il controllo della situazione. Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha fissato un Consiglio Federale che durerà addirittura due giorni (lavori previsti il 24 e 25 novembre): il tentativo è quello di provare a chiudere almeno qualcuna delle tante questioni calde sul tappeto. Analiziamo i tre fronti che assillano il numero uno della Figc.

Aic e rinnovo del contratto collettivo di lavoro. Abete si era posto il 30 novembre come data limite per la soluzione della vertenza (il contratto è scaduto nel giugno scorso, cioè quattro mesi fa).  Nulla di fatto. Si è dovuta investire della questione l’Alta Corte di giustizia presso il Coni per pronunciarsi sull’insediamento di un commissario ad acta che nessuno vuole e che provocherebbe non si sa quali sconquassi a livello giuridico. Intanto l’Assocalciatori, ppresieduta dal bellicoso avvocato Sergio Campana, attende a piè fermo il 30 novembre per decidere se proclamare lo sciopero (il turno di campionato interessato sarebbe quello del 4-5 dicembre). A sei giorni dalla scadenza il caos regna ancora sovrano.

Commissione Adeguamento Sta­tuto Federale. In Consiglio Federale il vicepresidente vicario della Figc Carlo Tavecchio, incaricato di coordinare i lavori della commissione, riferirà sul loro stato di avanzamento. Il 30 novembre è fissata l’ultima riunione prevista dal calendario degli incontri. Finora hanno presenziato ai lavori tutte le Leghe, meno le due che contano di più. La  Serie A e Serie B disertano regolarmente le riunioni indette da Tavecchio, come pure il Consiglio Federale di Abete. La Serie A TIM ha comunque inoltrato le sue proposte, che sono quanto meno rivoluzionarie e però non dovrebbero essere prese in considerazione in quanto non illustrate personalmente in commissione. Ill presidente della Lega Bwin, Andrea Abodi, si è allineato: ha preannunciato anche lui l’invio di un documento entro il 30 novembre (per le stesse ragioni l’elaborato dovrebbe essere considerato ininfluente ai fini delle conclusioni). Verrà probabilmente preparato e approvato un documento – che potrebbe comunque tenere conto di alcuni punti di vista dei club di A e B – nel quale quasi sicuramente si chiederà l’abolizione del diritto di veto, e questo sarebbe già un bel passo avanti. Il fatto è che tutto dovrà poi passare attraverso l’approvazione di un’assemblea straordinaria. Si, ma quando?

Commissione Ri­forma Campionati. Il peso di 132 società professionistiche previsto dall’attuale format statutario della Figc è ormai insostenibile per un sistema in chiara crisi. La Lega Pro (Prima e Seconda Divisione) rischia di affondare. La Serie B vivacchia e non si sa quanto potrà durare questa navigazione a vista. Anche la Serie A (Bologna e Roma docent) inizia a subire i primi pericolosi contraccolpi di un sistema privo delle risorse necessarie a tenere in piedi un format così ipetrofico. La seconda commissione varata da Abete, quella sulla riforma dei campionati guidata dal bellicoso Mario Macalli, non riesce a uscire dal pericoloso impasse in cui si trova. La ricerca di un accordo sembra una missione sempre più impossibile. La Lega Pro (presieduta dallo stesso dirigente federale Macalli) è pronta a diminuire il proprio organico di trenta unità (da 90 a 60, con tre gironi da venti squadre ciascuno), né potrebbe essere diversamente visto lo sfascio che si preannuncia la prossima estate alla luce delle nuove norme federali che rendono trimestrali i controlli sui bilanci della Covisoc. Quanto meno bisognerà che il consiglio federale, entro la fine del 2010, si decida a varare almeno il blocco dei ripescaggi per la prossima stagione (senza fare più marcia indietro come è avvenuto con regolarità svizzera nelle ultime stagioni…). Lo scorso anno sono state cancellate ventuno società professioniste (una di B e venti di Lega Pro). “’La prossima stagione sarà peggio” preannuncia la cassandra Macalli. Andare avanti così è masochismo allo stato puro. 

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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