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Sergio Mutolo

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La deriva del calcio italiano ha raggiunto livelli tali da lasciare ben poco spazio perfino alla speranza, ultima dea dei nostri antenati latini. Il rischio peggiore è che il disincanto si diffonda tra i tifosi, vera architrave del sistema. E che si faccia strada l’indifferenza, il peggiore di tutti i mali. Per salvare il salvabile non c’è che una possibilità, schierarsi . 

Alcuni opinionisti ritengono che, nel calcio moderno schiacciato dalle esigenze perverse del business a tutti i costi, nulla potrà mai cambiare. Che lo sport più bello e più seguito del mondo si sia avvitato su se stesso in una spirale inarrestabile, soprattutto in Italia. Che la deriva in cui è stato cacciato abbia raggiunto livelli tali da non lasciare spazio neppure alla speranza.  

I concetti che si leggono più spesso? Il calcio si è infilato in una crisi irreversibile, è prigioniero di se stesso, è arrivato al punto di non ritorno. Dunque, cos’altro resta da fare? Atteggiamenti un po’ disfattisti. Campo libero per quanti, viceversa, non mollano mai e perseverano nell’assurda pretesa di tenere il calcio nello stato cachettico in cui lo hanno costretto. 

Tutto ciò determina un disincanto crescente, che rischia di dilagare tra le deluse tifoserie italiane. La loro fede, vera architrave su cui poggia tutto il sistema, è oggi messa a dura prova. Casms, Osservatorio, Tessera del tifoso, divieti di trasferta, costi crescenti e obsolescenza degli impianti. Sembra che tutto complotti per acuire la diserzione dagli stadi.

In questo modo si potrebbe fare strada l’indifferenza, il peggiore di tutti i mali. Un sentimento negativo che rischia di infilare il calcio, stavolta per davvero, in un vicolo cieco. Perché senza l’apporto dei tifosi, che ne sono la linfa vitale, il calcio muore. 

Per evitarlo, nel calcio come nella vita, la parola d’ordine è credere nella forza del movimentismo e puntare sul coraggio delle opinioni. Stati dell’animo ai quali occorre attingere a piene mani per uscire dall’attuale deriva. L’indifferenza va combattuta in tutte le sue forme. Occorre mettere in campo proposte e soluzioni.  

La funzione del sistema mediatico è (sarebbe) quello di fare pressing su chi detiene le leve del potere e procede dritto per una strada che non conduce da nessuna parte senza tenere conto dei bisogni degli altri. Avviene (dovrebbe avvenire) in ogni sana democrazia. Oggi più che mai in Italia è fondamentale schierarsi, fare fronte comune, difendere ciò in cui si crede.  

Nel saggio “La Città futura”, scritto in carcere, Antonio Gramsci ha chiarito questi concetti come pochi altri. Il paragone non sembri irriverente. Se il calcio è metafora della vita e della politica, come dimostra il linguaggio usato spesso a sproposito dai nostri governanti, certe riflessioni sono applicabili anche al mondo pallonaro italiano. 

L’indifferenza è il peso morto della storia. Ciò che accade intorno a noi non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza e all’assenteismo dei molti. Tutto quanto avviene al mondo non avviene perché alcuni vogliono che avvenga, ma perché la massa lascia fare. E, alla fine dei conti, ci rimettono tutti. Chi ha voluto e chi non ha voluto. Chi sapeva e chi non sapeva. Chi è stato attivo e chi, invece, indifferente. Questo scriveva Gramsci. E questo dovremmo sottoscrivere anche tutti noi.

Cosa fare allora? Battersi con le parole, che pesano come pietre, per combattere l’indifferenza. Stimolare comportamenti virtuosi. Tenere alta l’attenzione del contesto sui temi più cruciali. Fornire ogni informazione in grado di smuovere le acque diventate torbide. Sollecitare un sano e proficuo spirito di collaborazione sui tanti problemi condivisi. Non starsene rinserrati dentro il proprio orticello, complice un provincialismo retrivo, ma partecipare al progresso del bene comune. Tutto, allora, sarà possibile.  

Sergio Mutolowww.calciopress.net

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