Calcio e riforme, il modello inglese
La profonda crisi strutturale del calcio italiano ha varie cause. Una delle principali è la pletora dei campionati, intasati da ben 132 squadre professionistiche. Il modello organizzativo del calcio nostrano fa acqua da tutte le parti. Serie B e Lega Pro navigano in pessime acque. Servono soluzioni alternative e riforme compatibili. Il modello inglese si è dimostrato vincente per numero di spettatori, agile sotto il profilo burocratico e facilmente replicabile. Non varrebbe la pena imitarlo?
La riforma del pianeta calcio tarda ad arrivare alle nostre latitudini. Il presidente della Uefa Platini parla di un calcio vicino al collasso e sta introducendo una serie di modifiche nel sistema europeo di sua competenza che, in Italia, tardano a realizzarsi. La decisione di introdurre il fair play finanziario e il Panel di controllo dei club affiliati alla Uefa va in questa direzione.
La crisi della serie B (dopo la scissione dalla serie A) e della Lega Pro (il presidente Mario Macalli, tra Prima e Seconda Divisione, pilota addirittura 90 società) si potrebbe avvitare in un vortice inarrestabile. La nave, alla lunga, potrebbe colare a picco. I tifosi chiedono aiuto, disperatamente. Intanto si organizzano e danno vita a forme di azionariato popolare nel tentativo di salvare le maglie che rischiano continuamente di sparire.
I dirigenti del pianeta calcio italiano sembrano però in tutt’altre faccende affaccendati, concentrati nella (sterile) conservazione delle loro poltrone piuttosto che nella ricerca di soluzioni salvifiche per il prodotto. Sarebbe ora di fermarsi e iniziare a riflettere a fondo sui rischi che si stanno correndo. Tutti, nessuno escluso.
Occorrerebbe innanzitutto programmare da subito una riforma dei campionati professionistici, che comprendono in Italia addirittura 132 squadre. Non può essere rimandata oltre. Non è più tempo di parole, ma di fatti. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, ha affidato ai due vice presidenti federali il compito di procedere in questa direzione: Tavecchio dovrebbe riformare lo statuto e Macalli il format dei campionati. Non si hanno al momento notizie, neppure ufficiose, sullo stato dell’arte.
Il modello inglese offre un valido punto di riferimento. Quando si parla di rivoluzione del sistema calcio, il format d’oltre Manica resta nostro parere quello più praticabile sotto il profilo organizzativo. Vediamo come è strutturato.
Il calcio professionistico inglese è suddiviso in quattro categorie, come in Italia, strutturate però in modo diverso. In Inghilterra le squadre professionistiche sono complessivamente 92, contro le 132 italiane, suddivise in Football Association (che comprende solo la massima serie nazionale) e Footbal League (cui afferiscono serie B, terza e quarta serie nazionale). Esaminiamolo più in dettaglio.
1. La Football Association Premier League corrisponde alla nostra serie A. Il campionato comprende 20 squadre ed è nato da una sorta di scisma del calcio inglese. La Premier League nacque infatti quando, nel 1992, i club della First Division si accordarono per capitalizzare al meglio diritti televisivi e sponsor. La squadra prima in classifica vince la Premiership e, con le altre tre meglio piazzate, accede alla Champions League. La quinta partecipa alla Coppa Uefa, insieme alle vincitrici della League Cup e della Footbal Association Cup. Infine, le ultime tre della graduatoria retrocedono nel Football League Championship, principale divisione del sistema della Football League.
2. Il Football League Championship, seconda serie del campionato inglese (la nostra serie B), ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituito la First Division (che si chiamava Second Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Le prime due sono promosse direttamente in Premier League con la vincitrice dei play-off tra le squadre comprese dalla terza alla sesta posizione. Le ultime tre retrocedono direttamente alla Footbal League 1, cioè alla terza serie.
3. La Football League 1, terza serie del campionato inglese (la nostra serie C1), ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituito la Second Division (che si chiamava Third Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Le prime due sono promosse direttamente in Championship con la vincitrice dei play-off delle squadre dalla terza alla sesta posizione. Le ultime quattro retrocedono direttamente nella Footbal League 2.
4. La Football League 2, quarta serie del campionato inglese (la nostra serie C2), ha assunto questa denominazione nel 2004 e ha sostituito la Third Division (che si chiamava Fourth Division fino al 1992). E’ formata da un girone unico di 24 squadre. Le prime tre sono promosse direttamente in Football League 1 con la vincitrice dei play-off tra le squadre dalla quarta alla settima posizione. Le ultime due sono retrocesse direttamente alla Football Conference, cioè la quinta serie nazionale (quella dei campionati dilettanti): comprende la Conference National, la Conference North e la Conference South.
Non c’è da cercare la luna nel pozzo, quando si parla di riforme. Basta semplicemente sapersi guardare attorno, scegliere i modelli migliori e agire con prontezza. Doti che dovrebbero essere nel genoma di un dirigente federale. Ma che, come spesso accade in Italia, somigliano sempre più a un’Araba Fenice.
Sergio Mutolo – www.calciopress.net
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