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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo) Tempi difficili per il calcio europeo. Conti in rosso un po’ dappertutto, fatte salve sporadiche eccezioni. Bilanci nel mirino delle regole introdotte da Michel Platini attraverso il financial fair play (ffp).

Tra breve sarà dato il via alle ispezioni del Panel di controllo finanziario (CFC Panel). L‘organo di controllo della Uefa è pronto a stangare in modo crescente i club più insofferenti alle norme del ffp , fino a decretarne l’esclusione dalle Coppe europee di competenza della Uefa (Champions e Europa League). In questo senso il caso Maiorca fa giurisprudenza.

In mezzo a queste maglie sempre più strette, la Germania ha capito (prima e meglio degli altri) quale fosse la strada più giusta da percorrere. Al punto che ormai si appresta a superare il modello inglese che, finora, ha fatto scuola nel bene e nel male. Molti i punti forti del calcio tedesco che varrebbe la pena di emulare. Proviamo a sintetizzarli.

1) In Germania gli stadi sono i più belli e confortevoli d’Europa (nella foto: l’Allianz Arena di Monaco). Impianti polifunzionali che accolgono bar, ristoranti, palestre, piscine. Ospitano manifestazioni non solo sportive (concerti e quant’altro). Uno stato di fatto che consente di produrre ricavi durante tutto il corso della settimana, non solo il giorno della partita.

2) Molti stadi sono di proprietà dei club. Quasi tutti sono sempre pieni al limite della capienza. Il ticketing da queste parti è una voce importante del bilancio, a differenza di quanto avviene in Italia.

3) Le Leghe tedesche sono accorte e (molto) brave nella gestione del business collegato al calcio. I club sanno sfruttare al massimo il merchandising, che alle nostre latitudini è una specie di Araba Fenice.

4) In Germania il ruolo dei vivai è fondamentale. I club della Bundesliga, rifacendosi al modello Barcellona, puntano a costruirsi i talenti in casa propria investendo molto sui settori giovanili. Ciò comporta un abbattimento significativo dei costi legati all’acquisto dei cartellini e al pagamento degli stipendi ai calciatori.

5) Il rapporto stipendi/ricavi della Bundesliga è pari al 51%. Deloitte indica i club della massima serie tedesca come quelli “più in salute” in Europa. Tanto per capirci, lo stesso rapporto in Serie A Tim sale al 73% (il peggiore di tutto il Vecchio Continente).

6) Nel calcio teutonico le pay tv hanno un ruolo più marginale. Le società non dipendono quasi totalmente dai diritti televisivi, che rappresentano una voce importante ma non essenziale del bilancio. In materia di proventi da diritti tv Deloitte ha rilevato che, per il Bayern Monaco, questi rappresentano solo il 26% del fatturato. Una percentuale molto inferiore a quella di altri grandi club del calcio europeo. Per il Real Madrid è il 36%, per il Chelsea il 41%. Passando alla Serie A Tim, i dati diventano terrificanti. Il Milan conta sulle pay tv per il 60% dei ricavi, l’Inter per il 62% e la Juventus per il 65%.

Non c’è bisogno di andare molto lontano per capire qual è la strada da imboccare. Il fatto è che i club italiani non sembrano averlo capito. Speriamo che non servano le bastonate del ffp e del CFC Panel per riportarli sulla retta via. Anche se, in casi come il nostro, certe lezioni sarebbero salutari oltre che necessarie.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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