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(Calciopress – Redazioneweb) Il 4 maggio 1949 l’aereo che riportava a casa il Torino dalla trasferta in Portogallo, dove la squadra granata aveva giocato con il Benfica, si schiantò sulla collina di Superga.

La gente rimase annichilita. La città si fermò. Si strinse attorno ai suoi campioni perduti per sempre in un solo, disperato e appassionato abbraccio.

L’incipit della cronaca dei funerali del Grande Torino dettata agli stenografi da Alfonso Gatto, un poeta prestato allo sport come allora spesso succedeva, è ancora oggi da brivido: “I morti della sera di maggio sono allineati tutti insieme, in un unico campo di erba verde”.

Il Torino fu proclamato vincitore del campionato. Nelle quattro partite restanti gli avversari di turno, come lo stesso club granata, schierarono le formazioni giovanili.

Ha scritto Indro Montanelli: “Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”’.

Ricordiamo il triste anniversario, insieme ai tifosi granata del Toro, con alcuni versi della poesia di Giovanni Arpino “Me Grand Turin”:

Rosso come il sangue, forte come il Barbera
voglio ricordarti adesso, mio gran Torino.
In quegli anni di dispiaceri, unica e sola la tua bellezza era.
Venivamo dal niente, da guerra e da fame, carri bestiame,
tessere, galera, fratelli morti in Russia e Partigiani,
famiglie sperdute, perduta ogni bandiera…

Vecchio Cuore Toro, il quarto d’ora granata

Redazioneweb – www.calciopress.net

 

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