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(Calciopress – Sergio Mutolo) Il prossimo anno un’ultima giornata di campionato così non la vedremo più giocare.

Il 38° turno della serie A Tim non deve sciogliere alcun verdetto. Tutto è già deciso, in testa come in coda. Una serie di gare praticamente inutili.

Il già labile interesse della gente attorno a questa domenica di maggio, nella quale finalmente le partite si giocano tutte nel giorno canonico della festa (come non accadeva da tempo), si concentra tutto sulla sfida tra Udinese e Lazio.

Si tratta di conquistare il quarto posto in classifica, l’ultimo valido per accedere ai preliminari di Champions League. Una questione di prestigio, certo, ma soprattutto di soldi.

Partecipare o meno alla più importante delle Coppe europee della Uefa vale circa 15 milioni di euro in più o in meno nelle asfittiche casse delle disperanti società che popolano un calcio italiano ormai alla canna del gas, sotto il profilo tecnico-economico. Non poco, in tempi di Fair Play Finanziario in salsa Platini.

L’Udinese è largamente favorita. L’esito della sfida sembra già scritto. C’è parità nei confronti diretti, ma i bianconeri di Guidolin hanno 65 punti in classifica contro i 63 della Lazio di Reja (friulano doc). Sono in vantaggio anche nella differenza reti, grazie all’attacco-monstre impreziosito dalla coppia tascabile Di Natale-Sanchez) .

Il club biancoceleste del ciclonico presidente Lotito deve sperare in una vittoria del Milan al Friuli (nella foto) e nel contemporaneo successo dei suoi con il Lecce. Per prendersi il posto in Champions, in caso di pareggio a Udine, la Lazio dovrebbe uscire dal campo con un 9-0 sui salentini. Roba da fantacalcio.

Il Milan arriva a questa partita deconcentrato dai festeggiamenti per il 18° scudetto della sua storia. Allegri fa il muso duro e schiera l’undici titolare (con l’eccezione del solo Ibrahimovic, oggi fuori causa). Si limiterà, forse, a far debuttare l’oggetto misterioso Didac Vilà. Non andrà oltre. Si vedrà in campo nel finale anche Pirlo, che lascia la maglia rossonera dopo dieci anni per approdare alla nuova Juventus di Antonio Conte.

Sul fronte opposto Guidolin non ammette cali di tensione. Il tecnico ha ben ragione a predicare concentrazione massima. Punta tutto sulla verve del suo 3-5-2 e sulle abilità dinamiche del tandem Di Natale-Sanchez (per il cileno potrebbe essere il passo d’addio in maglia bianconera). Difficile prevedere un Milan assatanato, alla ricerca del risultato pieno a tutti i costi. Il calcio è anche questo. O no?

Comunque vada, il prossimo anno un’ultima di campionato così non la vedremo giocare. Ci aspettano finali di campionato alla camomilla. Stadi ancora più vuoti. Soprattutto se il ministro Maroni si incaponirà a tenere in vita quell’obbrobrio che risponde al nome, amaramente auto-ironico, di Tessera del tifoso.

Questione di Ranking, ovviamente. Nella classifica basata sul coefficiente Uefa, l’Italia è precipitata al quarto posto. Dal prossimo anno la serie A Tim perderà la quarta squadra in Champions. Niente sfide (più o meno) all’ultimo sangue. Persi anche 15 milioni di euro.

Brutta storia per una massima serie nazionale con i conti in profondo rosso. La terza in classifica, poi, dovrà passare sotto le forche caudine dei preliminari. Non proprio il massimo nell’ottica della preparazione al campionato, come dimostra il caso Sampdoria.

Mala tempora currunt. Nuvoloni neri si addensano sul calcio italiano. I presidenti dei venti club di serie A continuano ad accapigliarsi per i bacini di utenza, alla faccia dei tifosi messi sempre più in un angolo. Manca la lungimiranza di trovare una strategia condivisa per risalire insieme la china.

Buon fine campionato a tutti. Che Dio ce la mandi buona e senza vento.

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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