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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo) La scarsa lungimiranza del calcio italiano traspare da molti segnali. Il più recente è la scellerata gestione, da parte della Lega di serie A, della spinosa questione dei bacini di utenza. Un tema dove ogni giorno parte un treno. Non si sa ancora bene dove andremo a finire.

La mancanza di progettualità emerge anche dalla programmazione della stagione a venire. Nella massima serie nazionale solo otto allenatori su venti saranno confermati in panchina. Per un paio (Reja e Mazzarri) manca ancora il crisma dell’ufficialità.

I nomi dei fortunati? In ordine di classifica: Allegri (Milan), Leonardo (Inter), Guidolin (Udinese), Reja (Lazio), Mihajlovic (Fiorentina), Donadoni (Cagliari) e Colomba (Parma). Per quanto riguarda il tecnico del Napoli Mazzarri, a lungo in predicato di trasferirsi alla Juventus ma beffato sul filo di lana dall’ex bianconero del Siena Antonio Conte, il tira e molla con il presidente partenopeo De Laurentiis assume ogni giorno che passa i toni di una telenovela.

Per il resto domina la precarietà. La nuova tendenza in atto sta diventando quella di lasciare spontaneamente la panchina dopo aver centrato l’obiettivo di inizio stagione. E’ il caso di De Canio (dimissionario dopo l’impresa di aver condotto alla salvezza il Lecce) e Ficcadenti (idem con il Cesena). Oppure quella di non essere confermati dopo un campionato in qualche modo esaltante. Gli esempi di Simeone (Catania) e Colantuono (Atalanta) sono illuminanti in questo senso a prova di come in certi casi il progetto venga tagliato dalla società.

A tutto ciò si aggiungono i fisiologici avvicendamenti. Quelli determinati da stanchezza, che seguono alla chiusura di campionati più o meno travagliati e/o tranquilli. Le parti decidono che non è il caso di andare avanti e prendono ognuno la propria strada. Si pensi a Malesani (Bologna), Pioli (Chievo), Conte (neo promosso con il Siena ma non insensibile alla sirena Juve, la sua ex squadra del cuore), Ballardini (Genoa) Delio Rossi (Palermo) e Delneri (Juventus, via dopo neppure un anno). La permanenza di Montella sulla panchina della Roma è invece legata al cambio di proprietà (DiBenedetto per Rosella Sensi).

Salvo qualche rara eccezione – il caso di Mihajlovic (nella foto), confermato in viola dai Della Valle nonostante un campionato opaco o quello di Guidolin, lasciato da Pozzo alla guida dell’Udinese a dispetto dei quattro ko consecutivi a inizio campionato (alla fine bravo a portare i friuliani in Champions League ai danni della Lazio di Lotito) – il panorama è desolante.

Non si intravedono all’orizzonte progetti a lungo termine (Prandelli cinque anni di Fiorentina, Mancini quattro all’Inter come Delio Rossi alla Lazio). Il caso Ferguson (25 anni di fila al Manchester United), in Italia è puro fantacalcio.

La precarietà delle panchine conferma come in serie A, sul piano tecnico come su quello organizzativo, prevalga l’improvvisazione e la sciatteria. Non ci sorprendiamo poi del precipizio nel Ranking e della perdita di prestigio sul piano internazionale. Senza contare il campionato alla camomilla che ci attende il prossimo anno (QUI i particolari).

Le chiacchiere a vuoto da cui è sommerso il calcio italiano rischiano di portarlo alla deriva. Il lavoro e la progettualità, due Arabe Fenici in Italia, pagano sempre. Riusciranno mai a capirlo i nostri eroi?

Calcio, la desolante attesa del modello italiano

Sergio Mutolowww.calciopress.net

 

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