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(Calciopress-Enrico Losito) Allenatore per caso o forse per predestinazione. Il trentottenne Roberto Chiappara ha vissuto una stagione incredibile e inimmaginabile ritrovandosi, nel volgere di pochi istanti, da calciatore a tecnico dell’Atletico Roma. I risultati conseguiti dal giovane allenatore sono lusinghieri: 10 punti in 4 gare. Adesso giungono le sfide che contano con la semifinale play off contro il Taranto.

E’ passato in un battere di ciglio dal campo alla panchina ricoprendo nella stessa stagione il ruolo di giocatore e allenatore. Quale reputa il più difficile? Il mio ruolo attuale, perché quando sei atleta devi solo metterti a disposizione del mister. Da allenatore, invece, ti cambia la vita. Tra l’altro per me è stata un’investitura inaspettata, ho dovuto documentarmi in fretta per non farmi trovare impreparato. Comunque ho solo anticipato i tempi di qualche mese, in quanto è il ruolo che desideravo ricoprire a breve. Per tale opportunità ringrazio la società”

Lei è stato calciatore con mister Incocciati. Cosa si era inceppato nella macchina dell’Atletico prima del suo avvento? Purtroppo nel calcio quando non arrivano i risultati paga sempre l’allenatore. Noi avevamo iniziato in maniera incredibile e spettacolare conquistando 6 vittorie in altrettante giornate del torneo. Nel girone di ritorno, invece, si è inceppato qualcosa, ma non riesco a individuare una causa precisa. Purtroppo sono cose che possono accadere nell’arco di un campionato. In ogni caso la squadra ha dei valori importanti, perciò sono stato fortunato nel momento in cui sono subentrato. Diciamo che sono riuscito a ricreare il gruppo che, non dimentichiamolo, ha vinto i play off della scorsa stagione in C2 (Seconda Divisione ndr).  Credo che mister Incocciati abbia pagato esclusivamente per una questione legata ai risultati”

Ha appena affermato di “avere ricreato il gruppo”. E’ stato questo l’ingrediente della rinascita della sua squadra oppure c’è dell’altro. Guardi, io non potevo fare molto perché, le ripeto, la mia investitura è stata inaspettata. Ho solo cercato di utilizzare le conoscenze che avevo dei miei compagni di squadra. Ero un calciatore vecchio, ora sono un giovane allenatore. Mi sono affidato al rapporto che avevo instaurato con i calciatori. Chiaramente ho apportato delle modifiche, in quanto ogni allenatore ha il suo credo calcistico. Ho un gruppo esperto formato da giocatori importanti, gli ho inseriti nei ruoli che ritenevo più congeniali alle loro caratteristiche restituendoli fiducia”

Parlando di statistiche: l’Atletico Roma è l’unica squadra che ha battuto il Taranto in entrambe le gare del campionato. Tale aspetto può costituire un vantaggio sotto il profilo psicologico o, paradossalmente, essere penalizzante? “Secondo me i play off sono un capitolo a parte. E’ vero abbiamo battuto due volte il Taranto, però, la prima circostanza non fa testo, perchè mancava mister  Dionigi che era giunto da poco in occasione della seconda gara. Da allora il tecnico jonico ha avuto modo di amalgamare al meglio la squadra, che ha inanellato 15 risultati utili consecutivi risultando la migliore difesa del girone. Nei play off saranno gli episodi a decidere il doppio confronto, la stagione regolare non conta più”.

Comunque la sua squadra ha terminato il torneo davanti agli jonici. Allora cosa possiede in più rispetto al Taranto? “I numeri nel calcio contato tantissimo. Questi dicono che siamo arrivati davanti ma, come le dicevo in precedenza, evidenziano la serie di risultati utili consecutivi del Taranto che possiede anche la difesa meno battuta del campionato. Noi siamo consapevoli della forza degli avversari: complesso solido e ben amalgamato. Rispetto a noi ha meno qualità individuale, ma questo conta poco nel calcio, se non è sostenuta da una buona dose di umiltà e concentrazione. Dobbiamo sfruttare anche tali doti, altrimenti rischieremo una figuraccia. Troveremo di fronte una squadra che non è seconda a nessuno  per umiltà e spirito di sacrificio”

Tra l’altro lei è stato anche un calciatore del Taranto? “Si, nel lontano ’95. Conservo un ricordo sbiadito, ma mi è rimasto impresso il calore del pubblico”

A proposito di pubblico tarantino, durante la partitella di metà settimana erano presenti oltre duemila tifosi allo Iacovone. Che segnale rappresenta? “Innanzitutto sono contento per i ragazzi del Taranto che possono usufruire di tale fattore. E’ bello per un calciatore e immagino la carica che avranno domenica prossima. Finalmente il pubblico jonico avrà la possibilità di assistere ad un incontro con in palio qualcosa d’importante”

Ha conquistato 10 punti in 4 gare, ma con squadre invischiate nei bassi fondi della classifica (Cavese, Ternana e Cosenza) o già salve (Barletta). Ora c’è il Taranto, questo rappresenta il vero esame? “Si, lo è. E’ vero, come dice lei, abbiamo affrontato le formazioni dei bassifondi della classifica, ma a fine torneo è più difficile conquistare punti con tali compagini che sono assetate di punti. Sicuramente inferiori a noi sotto l’aspetto tecnico, ma maggiormente motivate. In fondo avremmo potuto perdere anche una gara senza compromettere il posto nei play off, invece loro erano costrette a fare risultato. E’ chiaro che il nostro prossimo avversario ha valori diversi, noi ne siamo consapevoli e lo rispettiamo”

Dove vuole arrivare l’Atletico Roma? “Non ci penso e tra l’altro non sono la persona adatta a risponderle. Le quattro pretendenti alla B hanno le medesime possibilità”

Enrico Losito – Antonello Napolitanowww.calciopress.net

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