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(Calciopress-Stefano Cordeschi) E’ un’Italia che perde i pezzi anche sotto il punto di vista calcistico. Al contrario di quanto accadeva circa un ventennio fa, il calcio nostrano non è il più ambito e ambiente. I talenti stranieri, preferiscono altre mete e, quelli italiani sempre più spesso lasciano lo Stivale, per accasarsi nei campionati inglesi e spagnoli. Fin qui nulla di strano se pensiamo alla Premier e alla Liga, due campionati di alto livello che sempre più attirano, come sirene, i giocatori più bravi. Una situazione questa che, negli anni, ci ha abituato a migrazioni calcistiche verso quei paesi più disposti ad investire economicamente sull’industria pallonara. Quello che è cambiato veramente in questo ordine di cose è il peso specifico del Dio denaro. In passato, di sovente, si assisteva a rifiuti da parte di giocatori, a proposte “indecenti”, verso campionati dal dubbio livello qualitativo, anteponendo il fattore sportivo a quello economico che, comunque, era sempre ben solido.

Oggi, questo sentimento sembra essere stato accantonato, anche da quei calciatori che, pur guadagnando cifre considerevoli, migrano verso campionati di basso livello, spinti, non dal fattore sportivo e di prestigio, ma bensì da quello economico. L’Italia in tal senso non è da meno. Sono in prepotente aumento, infatti, i giocatori che militano nel nostro campionato, pronti ad accasarsi nei vari campionati asiatici piuttosto che arabi, con il solo scopo di rimpinguare casse, già di per se traboccanti di moneta. L’avvento nel calcio degli sceicchi e dei magnati, ha portato molti campioni, fuori dai principali campionati europei che hanno visto un lento, ma progressivo, impoverimento tecnico dei rispettivi tornei.

La stessa situazione debitoria in cui si sono infilati alcuni clubs europei, minacciati dall’imminente fair play finanziario imposto da Platini, sta agevolando questa pratica, con alcuni di questi costretti a vendere i propri pezzi pregiati per far quadrare conti disastrati da una politica, simile a quella messa in atto, oggi, da questa nuova generazione di imprenditori calcistici. Nel recente passato,  sceicchi arabi, magnati russi, ma anche americani, hanno operato in tal senso, specialmente nel calcio inglese, portando in Premier League, oltre che ingaggi faraonici, una situazione debitoria non indifferente, con cui attualmente il calcio inglese sta facendo i conti. Se non verrà posto un freno a tutto questo, presto, anche il calcio di sua maestà, dovrà fare i conti con società vicine al fallimento. Il Liverpool è stato un campanello d’allarme, forse, sottovalutato, ma che è un pericoloso monito per tutto il movimento calcistico d’oltremanica.

E se il calcio italiano, così come quello inglese, non ride, quello spagnolo può farlo solamente sotto il profilo sportivo, condito da successi delle sue squadre di club e della nazionale iberica. Anche qui però i problemi economici cominciano a fare breccia, soprattutto con i due club maggiori, ovvero Barcellona e Real Madrid. Sebbene in Spagna, le società godono di benefici fiscali, la situazione debitoria di alcuni club, sta emettendo i primi campanelli d’allarme. A rendere la situazione meno preoccupante, è la partecipazione attiva dei tifosi che, spesso, sono i primi azionisti delle proprie società. Una situazione di controllo che interessa molte persone che possono così vigilare con maggiore attenzione. Ma anche in questo caso, il disavanzo delle società resta preoccupante, e se il calcio non decide in fretta di ridimenzionarsi, tra qualche stagione potrebbe perdere i pezzi, rispetto ad una situazione che, allo stato attuale, appare insostenibile.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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