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(Calciopress – So. Gian.) La situazione è di stallo. Lo sciopero dei calciatori, indetto dall’Aic di Tommasi, non è stato ancora revocato a una manciata di giorni dall’inizio del campionato di serie A. Si spera nella mediazione di Abete (nella foto), presidente della Figc, spalleggiato dal Coni di Petrucci (QUI i particolari).

“Tutta questa attenzione per l’articolo 7 mi fa vergognare come cittadino. Mi auguro che non sia davvero questo il motivo per cui non si firma il contratto collettivo”.

Il numero uno della Federcalcio è severo con Aic e Lega per il mancato accordo sul contratto dei calciatori che potrebbe bloccare la massima serie nazionale: “Se la firma non ci sarà vuol dire che ci sono altri motivi. E sarebbe bene, se così fosse, esplicitarli in maniera diretta. L’articolo 7 non può essere diventato più importante di uno della Costituzione”, ammonisce Abete.

Il testo dell’articolo, secondo il presidente della Figc, “è facilmente interpretabile e lo dimostra il fatto che i contenziosi sono stati in questi anni pressoché inesistenti se si esclude il caso Pandev-Lazio”. Abete entra nello specifico e ricorda che ‘per cura della migliore efficienza sportiva’, deve intendersi “per un  verso il diritto del calciatore ad allenarsi al meglio con adeguate strutture organizzative dedicate dalla società di prima squadra, a cui corrisponde un dovere della società di garantire tale opportunità”. “Per altro verso – aggiunge Abete – deve sottendersi il diritto della società ad esigere la migliore prestazione possibile, a cui corrisponde un dovere del calciatore ad offrirla”.

Per “ambiente consono alla sua dignità professionale”, continua, “deve intendersi evidentemente quello dedicato al gruppo di prima squadra e quindi di migliore qualità sotto ogni profilo tecnico-tattico-sportivo, con diritto del calciatore professionista di prepararsi nell’ambito del programma generale finalizzato al raggiungimento dei migliori risultati della prima squadra e di veder curata la sua migliore efficienza sportiva, a cui corrisponde una facoltà della società, attraverso il suo staff tecnico, di organizzare la preparazione anche attraverso allenamenti differenziati per ragioni tecniche temporanee, tra cui devono comprendersi anche quelle per percorsi riabilitavi oltre che quelle tipicamente tecniche”.

Detto ciò Abete conclude dicendo di essere ottimista in chiave sciopero. “Per me è un problema che con un po’ di buonsenso può essere letto in maniera chiara e quindi superato. A meno che le questioni non siano altre”.

So. Gian. – www.calciopress.net

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