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Sergio Mutolo

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(Calciopress – Sergio Mutolo) Nelle casse della Serie A Tim, nonostante il disincanto dei tifosi e il vuoto crescente che si registra negli stadi, continua ad affluire una enorme quantità di denaro.

Ieri è stata rinnovata, con Sky e Mediaset unici concorrenti, la cessione dei diritti televisivi per il trienno 2012-2015. Una massa gigantesca di soldi si riverserà sulle società della massima serie nazionale (QUI i particolari).

E’ paradossale il fatto che le venti società della massima serie nazionale diventino ogni anno più ricche, mentre tutto il resto del sistema calcio italiano va sempre più a fondo. In Lega Pro (Prima e Seconda Divisione) la crisi finanziaria ha raggiunto livelli di allerta. Al punto che il presidente Mario Macalli ha tagliato il numero dei club iscritti (da 90 a 78), ma conta di ridurlo entro i prossimi due anni a 60 squadre.

Il fatturato della Serie A continua a crescere, a dispetto della crisi economica diffusa che stritola tutti gli altri comparti. Lo conferma un recente studio di Deloitte – società di analisi, consulenza e revisione – che ha elaborato un rapporto sulla situazione complessiva della serie A mettendo a confronto i dati della stagione 2009-2010 con quelli della stagione precedente (QUI i particolari). I ricavi sono aumentati del 3,6%, toccando quota 1miliardo736milioni di euro, ma il 52% è rappresentato dai proventi della vendita alle pay tv dei diritti televisivi.

Il rovescio della medaglia è che l’enorme massa di danaro in circolazione induce i giocatori (e i loro procuratori) ad alzare sempre più le richieste economiche, divenute esose quanto mai. Il costo del lavoro è in crescita esponenziale. Secondo la stessa fonte gli stipendi (calciatori, tecnici, dirigenti e quant’altro) si mangiano l’80% del fatturato, contro il 74% della stagione precedente. Da registrare inoltre un consistente calo delle plusvalenze (-11%), che indica una diminuzione del valore dei cartellini al momento delle cessioni.

Una situazione perversa che si trascina da anni, in Italia, alla faccia degli investimenti in vivai e infrastrutture che sono da noi molto più necessari che altrove. Il gap rispetto al resto d’Europa è ormai tale, sotto questo aspetto, da imporre con urgenza una correzione di rotta (e di bilanci).

Uno scialo che diventerà insostenibile (incompatibile) quando entrerà a regime il financial fair play (ffp) introdotto dalla Uefa del presidente Michel Platini. Come riusciranno i club italiani a correggere questo (insano) squilibrio entrate-uscite continuando a vivere alle spalle delle pay tv? E’ chiaro o no che il fair play finanziario cambierà il modo di gestire il calcio in Europa e dunque anche in Italia? Che ai controlli affidati alla Covisoc si sostituiranno quelli del Panel finanziario della Uefa?

Queste sono le domande che si dovrebbe porre un sistema tanto gonfio di liquidità quanto inabile a orientarla nella direzione corretta.

Calcio tra aziendalismo, etica e tifosi 

Sergio Mutolo  www.calciopress.net

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