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(Calciopress – Lui. Bel.) Il pareggio al Massimino di Catania, giunto al termine di una partita tutta in salita, segue quello interno con il Bologna.

L’andamento lento della Vecchia Signora, dopo i sei punti centrati nelle due gare iniziali della stagione (con il Parma allo Juventus Stadium e con il Siena al Franchi) che avevano energizzato (illuso?) i tifosi, ha un po’ raffreddato gli umori dell’ambiente bianconero. Due stop solo in parte mitigati dallo slow fooot che sta interessando un po’ tutte le squadre di serie A (QUI i particolari).

Gli etnei hanno confermato un dato già emerso in tutte le uscite ufficiali della Juve. Il gioco della formazione di Antonio Conte è Pirlo-dipendente. La concretezza delle manovre è legato a doppio filo alle invenzioni dell’ex rossonero. Quando si spegne la luce di quel faro, cala improvviso il buio tutto intorno.

L’ex romanista Montella ha fornito la prova provata che, annullato Pirlo, la qualità del gioco juventino si appanna fino a impantanarsi. Per questo Conte rimette in gioco le sue convinzioni di partenza. Cerca di battere strade tattiche diverse. Si spiegano così i due diversi moduli esibiti al Massimino.

Il 4-4-1-1 del primo tempo e il 4-1-4-1 della ripresa, schierati prima di tornare solo nel finale al più affidabile 4-4-2 del precampionato, vanno letti in questa ottica. Nessuno dei due è apparso risolutivo. Il debutto da titolare di Vidal e Elia, come pure il primo spezzone di gioco concesso a Quagliarella dopo nove mesi di stop, hanno convinto poco.

Domenica allo Juventus Stadium arriva il Milan. Il club rossonero è nel cuore del nazionale di Prandelli. L’allenatore bianconero nega la dipendenza da Pirlo: “Questo non è vero, noi cerchiamo di giocare da squadra. Sarebbe folle dipendere da un solo giocatore, anche se Pirlo è un grandissimo”.

Fin qui la squadra sta andando dietro, sul piano del carattere, alla mentalità garibaldina del suo allenatore. Epperò Antonio Conte non è ancora riuscito a dare alla Juve (e ai suoi tifosi) il gioco e la velocizzazione sulle fasce che le aveva promesso al suo arrivo.

Sotto l’aspetto tattico, i progressi tardano a farsi vedere. Fino a quando nelle prime tre gare Pirlo ha illuminato la scena dettando i tempi di gioco e ha sostenuto il gioco d’attacco a forza di assist, le cose sono andate bene. Quando a Catania la marcatura a uomo di Delvecchio lo ha di fatto estromesso dal campo, l’ex milanista non è più servito tatticamente a nulla.

Per fortuna contro la squadra di Allegri rientra Mirko Vucinic. Il montenegrino di stoffa ne ha da vendere. Proprio come Andrea Pirlo.

Lui. Bel. – www.calciopress.net

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