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(Calciopress-Luca Savarese) Mattia Destro e Mario Sannino hanno trentaquattro anni di differenza. Il primo è nato nel 1957, il secondo è del 1991. Il primo fa l’allenatore, il secondo trasforma in azioni, gli insegnamenti del primo, cioè fa il giocatore. Il primo è cresciuto con le note dei Beatles, il secondo sta crescendo con le note della bacheca di facebook. I due, se il Siena quest’estate non li avesse riuniti insieme, probabilmente non si sarebbero mai incontrati personalmente ma di sfuggita, prima o dopo una partita, come avviene in tanti campi di calcio, tra tanti professionisti. Durante la partita Siena-Chievo però, giocata ad un orario dove le persone o stanno preparando il pranzo domenicale o sono appena uscite dalla messa, succede qualcosa tra Sannino e Destro che va al di là del professionismo, dell’essere un allenatore ed un giocatore di una stessa squadra.

Succede qualcosa che riporta a galla, improvvisamente, una cosa sommersa in un calcio confezionato su misura della misura, del controllo di tutto e di più. Mattia, dopo aver trovato un tiro che tocca il palo ed entra in rete, battendo Sorrentino, corre di gioia, esulta come un forsennato e va a cercare una persona, non la panchina per ricevere i saluti ed i dovuti riti del post gol, ma una persona, il mister Sannino che, tanto ha insistito su di lui. Dopo averlo trovato lo abbraccia dal dietro con una presa forte, impetuosa, irruente, sanguigna e vera, vuole stravolgere di gioia chi ha creduto in lui. Che bello stravolgere di gioia chi crede in noi! Com’è vera e come parla da sola questa immagine, rispetto a dei puzzle di immagini fatti ad hoc che riprendono i calciatori dentro gli spogliatoi nell’atto di prepararsi alla partita. Belle per carità ma, quasi artificiali, non in diretta.

Qui è la telecamera ad entrare un po’ in gamba tesa, nell’abbraccio di Destro a Sannino è la persona a comunicare ad un’altra persona, una gioia che non si può contenere. Ecco il punto è proprio questo: le televisioni anche con infinite telecamere, non potranno mai contenere e vivisezionare quella che è la spontaneità di un gesto, la creazione umana che nessun palinsesto aveva previsto. Evviva quindi la spontaneità spensierata e creativa che non lancia super spot ma messaggi umani, pieni di fiducia. Poi, nel dopo partita, mister Sannino dirà che Mattia Destro è un giocatore giovane e come tutti i giocatori giovani non va né esaltato troppo presto né archiviato troppo presto.

C’è una vita che pulsa in mezzo, dentro le cose di tutti i giorni, negli abbracci che ti fanno male perché vogliono comunicarti un mare di bene. Gli estremi, il bianco e il nero, la diretta a tutti i costi o il niente, spesso unici lessici delle pay tv, rischiano di essere pericolosi e di svilire molto. Allora evviva Destro, evviva Sannino e la valorizzazione della persona, momenti che non rompono ma che purificano il giocattolo.

Luca Savarese – www.calciopress.net

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