Pubblicato il: lun, 30 gen, 2012

Calcio, il tempo che fugge e quelle maglie gialloblù

(Calciopress – Sergio Mutolo) La mail che arriva inaspettata da un vecchio amico riesce a suscitare ricordi che scavano a fondo nella memoria.

“Ho ritrovato questa foto tra le mie scartoffie. Quelli si che erano giorni! Quante cose sono cambiate da allora”. L’istantanea è un po’ ingiallita, ma scannerizzata con tutto l’amore del mondo. Basta poco per accendere la luce fioca ma tenace della nostalgia, una canaglia sempre in agguato dentro di noi.

La foto è stata scattata una vita fa, sulle tribune scalcinate di uno stadio scalcinato della vecchia serie C. Anni in cui la terza serie nazionale era un campionato che raccoglieva la crema del cosiddetto calcio minore italiano. La vera anticamera delle due categorie nobili che la guardavano dall’alto.

A mala pena si intravedono, sullo sfondo, il campo di gioco e le maglie dei giocatori. Anche se il bianco e nero non permette di riconoscerne i colori, sappiamo che sono “quelle maglie gialloblù” che ci portiamo dentro da una vita.

Serve forse a qualcosa rigirarsi tra le mani, con struggente tenerezza, una vecchia fotografia riemersa dal passato? Gli umani non hanno il potere di arrestare il tempo, ma talora un gesto semplice come questo aiuta a studiare il profilo di ciò che si è diventati. Diventa un modo di elaborare i mutamenti avvenuti dentro e intorno a noi, di riflettere sulle metamorfosi che il corso del tempo porta inevitabilmente con sè.

Tempus inesorabile fugit. La nostalgia canaglia, nell’assurdo tentativo di arrestare il fluire dei giorni e degli anni, ci spinge a rivalutare un passato che ci si para davanti grazie a fotografie scolorite ma comunque belle. Se anche l’oggi non è e non potrà mai tornare a essere lo stesso ieri che il rimpianto continua a richiamare dalle profondità dell’animo, occorrerebbe però saperlo vivere con la stessa passione di allora.

Il presente andrebbe reso il più possibile simile al passato gioioso che la nostalgia ci fa riaffiorare nella mente. Anche se pensiamo che ci sia molto meno di quanto c’era allora. Meno sogni, meno speranze, meno anni davanti, meno giorni del vino e delle rose, forse più stanchezza e di sicuro molto meno voglia di lottare.

E’ proprio vero, amico mio carissimo. Quelli si che erano giorni. Le cose sono molto cambiate da allora, intorno a noi. Ma io e te siamo sempre gli stessi. Quelle maglie gialloblù sono qui, oggi come allora, a ricordarci quale sia il fil rouge della nostra vita.

Ecco così che una vecchia fotografia scattata in uno scalcinato stadio di terza serie, riaffiorata all’improvviso dal passato, ci aiuta a vivere con maggiore leggerezza un presente talvolta così difficile da sopportare. Dà lo slancio per proiettarci, con rinnovata passione, in quel che resta del nostro futuro.

Sergio Mutolo - www.calciopress.net

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Visualizzati 1 Comments
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  1. franco vecchiarelli scrive:

    Ogni volta che vedo quel cappellino gialloblu mi ritornano in mente quelle domeniche(tante)passate sui gradini dello stadio a soffrire o gioire per un goal .Chi come noi vive di calcio senza fare distinzione di categoria,chi come noi vive la partita fin dalla domenica mattina,chi come noi e' stato capace di piangere per un goal(Santoruvo in Viterbese-Acireale),chi come noi dopo 40 anni ricorda il passato sperando nel futuro.Siamo degli inguaribili sognatori,forse gli ultimi,ma per favore non ci svegliate!!!!!!

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