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Il modello da imitare per non rimanere tagliati fuori dal Fair Play Finanziario della Uefa di Michel Platini? Senz’altro il Bayern Monaco.

Un club portabandiera del resto della Bundesliga, che ormai detta legge in materia nell’ambito europeo (“Bundesliga, un modello per il calcio italiano in crisi).

Dal 1979 il Bayern non chiude un bilancio in rosso. Nel 1984, quando l’evento stava per verificarsi, la questione fu risolta con la cessione di Rummenigge all’Inter (1984). Una scelta che rimise in sesto i conti del club bavarese.

Oggi Rummenigge è il presidente di una società che ha saputo compiere l’impresa del Bernabeu scippando al Real Madrid di Mourinho la finale di Champions. Un dirigente che si può permettere di dire: “Non ho mai visto qualcosa di simile in quaranta anni di calcio professionistico. Questa serata supera quelle mitiche degli anni Settanta e Ottanta. Abbiamo giocato un calcio di qualità inarrivabile”.

Una missione quasi impossibile, ottenuta con i conti in perfetto ordine (a differenza di quelli dei blancos madrileni). Le pay tv contano poco  o nulla per il Bayern. Incidono per soli 35 milioni a stagione. Vale la pena ricordare che Real e Barcellona incassano oltre 150 milioni e che le tre (cosiddette) grandi italiane sfiorano i 100.

Il resto dei ricavi, che ammontano a circa 300 milioni l’anno, arriva dal merchandising e dagli incassi (ticketing). L’Allianz Arena (nella foto) il 7 aprile scorso ha fatto registrare un primato mondiale. Per la centoottantesima volta consecutiva ha segnato il tutto esaurito. Il club attrae sponsor di altissimo profilo investitori (Adidas, Audi, Allianz e Lufthansa), grazie al suo rilievo in campo internazionale

Il 65% della proprietà è in quota all’azionariato popolare (60 euro all’anno per ogni socio). Alla solidità economica che deriva da questa scelta di campo e che sottrae il club all’imperio di un unico patron, si aggiungono altri atout.

Innanzitutto l’attenzione verso il vivaio, i cui prodotti sono l’ossatura del Bayern. Poi le scelte oculate sul mercato interno e internazionale (Neuer, Alaba, Luiz Gustavo, Gomez, Robben e Ribery). Infine le spese, sempre tenute sotto stretto controllo. L’acquisto più costoso della storia del club è stato Gomez, preso per 30 milioni dallo Stoccarda.

Quest’anno il Bayern ha raggiunto già a gennaio il pareggio di bilancio. Da quel momento è stato solo e tutto guadagno. La finale di Champions da giocarsi con il Chelsea è pienamente meritata.

Redazioneweb – www.calciopress.net

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