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(Calciopress-Stefano Cordeschi) Che la quantità, rispetto alla qualità, possa risultare perdente è fuor di dubbio. Non sfugge alla regola neanche la funzione del direttore di gara.

L’esperimento dei cinque arbitri, già intaccato dal gol fantasma non visto a Euro 2012, è oggetto di grande perplessità sin dalle prime battute. La Supercoppa di Lega ne è stato un esempio, proseguito nella prima giornata di campionato. A onor del vero il gol – non gol di Pirlo, nella gara con il Parma, lo ha risolto proprio uno degli assistenti di porta. Forse, più per intuizione che per posizione.

LA POSIZIONE. Sicuramente a studiare la posizione in campo del giudice di porta ci hanno pensato esperti di lusso. Al comune mortale saltano però all’occhio alcune incongruenze figlie della logica che nulla hanno a che fare con il calcio, che di logico ha ben poco. In primis l’ubicazione del giudice di porta, che si trova ad operare nella stessa porzione di campo dove già opera l’assistente di linea. Spesso l’arbitro di porta, per meglio verificare gli episodi, invade parzialmente il campo di fatto impedendo la visuale all’assistente di linea. Inoltre ci troviamo con due arbitri che operano in un lato del campo, lasciando la parte opposta sguarnita da meccanismi di controllo. Sarebbe più logico posizionare il giudice di porta dalla parte opposta a quella dell’assistente di linea. Così facendo, si avrebbero meno zone d’ombra e un maggiore controllo del campo d’azione, senza che il giudice di porta “impalli” il suo collega di linea.

QUANTITA’ E QUALITA’. Ma siamo davvero sicuri che la quantità di arbitri in campo possa sopperire alla pochezza qualitativa dei nostri fischietti? Diciamo subito che, quantomeno, i fatti dicono il contrario. Vedasi il signor Mazzoleni, ad esempio: nella Supercoppa di Lega assegna un rigore alla Juventus e lo nega all’Udinese nella prima di campionato a Firenze, adottando due misure diametralmente opposte per una identica situazione di gioco. E’ vero, lo avevo già scritto. Personalmente non ritengo il signor Mazzoleni all’altezza di dirigere gare della massima serie, ma questo è un mio parere e come tale conta. Ma non è solo il fischietto bergamasco a tenere basso il livello. E questo non per episodi singoli gestiti bene o male, ma proprio per la non linearità delle conduzioni di gara. Questo tipo di comportamento non giova certamente né al direttore di gara né ai giocatori, sempre alla ricerca di adattamento a un tipo preciso di arbitraggio. Tutti contenti dei cinque arbitri? Personalmente ne preferisco uno, ma buono.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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