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Sergio Mutolo

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Allianz_Arena_1I recenti successi del Bayern Monaco e del Borussia Dortmund in Champions League non nascono per caso e sono la punta di un iceberg. Il frutto maturo di una programmazione lunga e meditata, che ha portato la Bundesliga ai vertici europei. In un calcio sempre più indebitato la Germania ha capito, prima e meglio degli altri, quale era la strada più giusta da percorrere. Molti i punti forti del sistema tedesco che varrebbe la pena di emulare. Proviamo a sintetizzarli.

1) In Germania gli stadi sono i più belli e confortevoli d’Europa (nella foto: l’Allianz Arena di Monaco). Impianti polifunzionali che accolgono bar, ristoranti, palestre, piscine. Ospitano manifestazioni non solo sportive (concerti e quant’altro). Uno stato di fatto che consente di produrre ricavi durante tutto il corso della settimana, non solo il giorno della partita.

2) Molti stadi sono di proprietà dei club. Quasi tutti sono sempre pieni al limite della capienza. Il ticketing da queste parti è una voce importante del bilancio, a differenza di quanto avviene in Italia dove impianti per lo più fatiscenti sono ormai ridotti a cattedrali nel deserto.

3) Le Leghe tedesche sono accorte e (molto) brave nella gestione del business collegato al calcio. I club sanno sfruttare al massimo il merchandising, che alle nostre latitudini è una specie di Araba Fenice.

4) In Germania il ruolo dei vivai è fondamentale. I club della Bundesliga puntano a costruirsi i talenti in casa propria investendo molto sui settori giovanili. Ciò comporta un abbattimento significativo dei costi legati all’acquisto dei cartellini e al pagamento degli stipendi ai calciatori.

5) Il rapporto stipendi/ricavi della Bundesliga è pari al 51%. Deloitte indica i club della massima serie tedesca come quelli “più in salute” in Europa. Tanto per capirci, lo stesso rapporto in Serie A Tim sale al 73% (il peggiore di tutto il Vecchio Continente).

6) Nel calcio tedesco le pay tv hanno un ruolo molto più marginale di quanto non accada alle nostre latitudini. Le società non dipendono quasi totalmente dai diritti televisivi, che rappresentano una voce importante ma non essenziale del bilancio. In materia di proventi da diritti tv un recente report di Deloitte ha rilevato che, per il Bayern Monaco, questi rappresentano solo il 26% del fatturato. Una percentuale molto inferiore a quella di altri grandi club del calcio europeo. Per il Real Madrid è il 36%, per il Chelsea il 41%. Passando alla Serie A Tim, i dati diventano terrificanti. Secondo lo stesso report il Milan conta sulle pay tv per il 60% dei ricavi, l’Inter per il 62% e la Juventus per il 65%.

Non c’è bisogno di andare molto lontano per capire qual è la strada da imboccare. Il fatto è che i club italiani non sembrano averlo capito. Il punto di non ritorno si avvicina spaventosamente.

Sergio Mutolo  www.calciopress.net

 

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