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Logo FIGCOggi è stato convocato a Roma il Consiglio Federale. L’assise del calcio italiano dovrà recepire le dimissioni di Giancarlo Abete, che ha deciso di lasciare la poltrona dopo il disastro del Mondiale in Brasile che fa il paio con quello di quattro anni prima in Sud Africa. Dovranno essere poste le basi per l’elezione del nuovo presidente. Sarà l’artefice di una rifondazione ormai ineludibile del sistema calcio italiano, trascinato in una deriva che i milioni di tifosi non si meritavano di subire. Circolano varie ipotesi, a proposito della nuova nomina. Non sappiamo, ovviamente, come evolveranno le cose. Potrebbe finire tutto a tarallucci e vino, come spesso è accaduto in passato, anche perché i nomi che circolano non sono davvero il massimo in proiezione di una riforma radicale del mondo pallonaro. Per questa e per molte altre ragioni, Calciopress fa suo l’appello lanciato ieri da Iader Iacobelli. Il Direttore Editoriale di calciomercato.com propone il commissariamento della Figc. Un’idea con la quale concordiamo in toto.  Lo riproponiamo integralmente per quanti non l’avessero ancora letto (Sergio Mutolo).

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Sommessa preghiera a Giovanni Malagò, presidente del Coni. Alla luce degli scenari che si stanno delineando in Federcalcio (Tavecchio, 71 anni, presidente; Lotito, 57 anni e Macalli, 77 anni vicepresidenti), calciomercato.com rinnova l’invito al capo dello sport italiano perchè nomini un commissario e spazzi via questo sistema che ha partorito il disastro sudafricano, il disastro brasiliano, cioè il disastro del calcio italiano.

O si coglie l’occasione per rifondare tutto o da questo girone infernale non si esce.

Sia chiaro: nulla di personale contro gli aspiranti alla rivoluzione mesozoica, tutto contro il metodo addirittura post gattopardesco. Perchè, se le cose andranno così, altro che cambiare tutto affichè tutto rimanga come prima. Qui non si cambia nulla perchè tutto sia come prima. 

Tavecchio è presidente dei Dilettanti dal 1999; Macalli  è presidente della serie C poi diventata Lega Pro, dal 1997; Lotito è già passato alla storia della Lazio anche per avere svuotato l’Olimpico, considerata la fuga dei suoi tifosi nell’ultima stagione, scandita dalla rivolta popolare contro la conduzione societaria.

E mentre Albertini ha rinunciato alla corsa (perchè?), Mazzola candida Rivera e altre candidature nascono e muoiono nello spazio di un mattino, tornano alla mente le parole pronunciate da Roberto Baggio il 23 gennaio 2013, quando lasciò la presidenza del Settore Tecnico federale in segno di protesta: “Non mi è stato consentito di svolgere il ruolo che mi è stato affidato, non sono disposto ad andare avanti. Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta e ne traggo le conseguenze”.

Ecco che cosa spaventa i Dinosauri: il Fattore Baggio, inteso come la possibilità che un grande campione del nostro calcio, logicamente affiancato da manager preparati e competenti, entri nella stanza dei bottoni e cambi tutto.

Non è casuale la vicenda di Andrea Abodi, il bravissimo presidente della Lega B, trombato l’anno scorso alle elezioni per la Lega A dove è stato rieletto Beretta, prescelto nel 2009, dimissionario nel 2011, confermato suo malgrado nel 2013 dall’asse Galliani-Lotito che ha fatto fuori Juve, Inter e Fiorentina dalla stanza dei bottoni.

Domani (oggi, ndr) si riunisce il consiglio federale straordinario: Malagò ha una grande palla-gol. Se la spreca, il nostro calcio si prepari ad altri anni di melma.

Xavier Jacobelli
Direttore Editoriale
www.calciomercato.com

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