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Sergio Mutolo

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Mario Macalli 4LEGGI
per gli aggiornamenti
al 4 agosto 2015
Lega Pro, ma che razza di format sarà?

La mannaia della Covisoc si sta abbattendo senza pietà sulla Prima Divisione Unica di Lega Pro. Si registra in data odierna il tredicesimo deferimento disposto dalla Procura Federale (QUI). E non è certo finita qui.

La terza serie guidata dalla (debole?) governance incarnata dal presidente Mario Macalli (nella foto), contestato da un numero rilevante di club posti sotto la sua giurisdizione, si trova in un oggettivo marasma.

La Lega di Firenze dovrà fare i conti con penalizzazioni tardivamente comminate dal Tribunale Federale Nazionale (“Penalizzazioni in Lega Pro, quando la Giustizia Sportiva va a passo di lumaca) che stravolgeranno le classifiche di un campionato ormai giunto a sole sei giornate dalla fine.

Una situazione insostenibile per chi ama davvero il calcio minore. Tanto meno giustificabile da parte degli addetti ai lavori, che debbono  assistere a questo scempio consumato sostanzialmente a danno dei tifosi.

Senza contare che si tratta di un mero assaggio di quanto accadrà a breve. Quest’estate al momento delle iscrizioni, come capita da anni con regolarità svizzera, toccherà alla Lega Pro l’ennesimo bagno di sangue (subito a ridosso della stagione della riforma che ha cancellato la Seconda Divisione nazionale). Si darà la stura alla solita catena di fallimenti, cancellazioni e ripescaggi. Un rospo che si fa, di anno in anno, sempre più duro da ingoiare.

Il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ha più volte ribadito che il calcio professionistico italiano è pletorico. Occorre sforbiciarlo alla grande se si vuole tenere in piedi un sistema che ormai fa acqua da tutte le parti, parola del numero uno della Federcalcio (QUI). Si tratta adesso di capire se alle parole seguiranno i fatti, cosa che raramente accade alle nostre latitudini.

La prima a pagare pegno non potrà che essere la Prima Divisione Unica di Lega Pro che si è presenta ai nastri di partenza della stagione 2014-2015 forte di una flotta formata da ben 60 unità. Il fatto è che un’alta percentuale di queste imbarcazioni non era già allora in grado di navigare in mare aperto.

La terza serie nazionale – anello debole di un sistema calcio professionistico italiano alla frutta, non in grado di contenere più di 70/80 club mentre se ne trascina dietro 102 – non potrà che subire una drastica cura dimagrante.

Il presidente Tavecchio ha proposto un terza serie formata da due gironi con 18 squadre ciascuno. Calciopress da tempo non sospetto punta su un format a 48 (24+24) o in alternativa a 40 (20+20), meglio se suddiviso in Prima e Seconda Divisione (la vecchia C1 e la vecchia C2) per creare il necessario cuscinetto con l’altrettanto pletorico pianeta dilettanti.

Una soluzione equa. Che  renderebbe la categoria più  gestibile e assai più conforme ai criteri della lealtà sportiva posti alla base di qualunque attività agonistica.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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