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Pallone Ufficiale NazionaleIl format federale. Le norme federali  stabiliscono il numero di squadre professionistiche del calcio italiano. Al momento l’organico è fissato a 102 (20 in serie A, 22 in B e 60 in Prima Divisione Unica di Lega Pro). Una ridondante pletora.

La crisi endemica della Lega Pro. Notizie su club in grave crisi finanziaria si accavallano ormai da troppi anni, soprattutto nella terza serie nazionale. La Lega di Firenze, guidata dal presidente Gabriele Gravina, deve fare i conti con molti e complicati problemi. L’indebitamento cresce in modo esponenziale. Le risorse si sono assottigliate. La sostenibilità resta una chimera. A questi livelli la mammella delle pay tv non dà latte per tenere comunque in piedi la baracca, come accade in A e in B. Gli stadi si svuotano. Si moltiplicano i fallimenti societari. Le penalizzazioni falsano i campionati. Eppure si procede imperterriti a rimpolpare il format con la (perversa e sleale?) pratica dei ripescaggi.

La pletora è insostenibile. Il numero incredibilmente alto di club che ruotano in Italia attorno al mondo professionistico è molto più di un’(intollerabile?) anomalia, considerata la crisi strutturale che affligge il Paese. Una realtà non più compatibile con le risorse finanziarie attuali.

L’urgenza delle riforme. Si tratta dunque di rivedere il format dei campionati e di procedere, quanto prima, a una drastica riduzione delle società incluse in un sistema ipertrofico rispetto ai tempi che corrono. In assenza di idee, come pure di scatti di fantasia, è necessario rifarsi a modelli organizzativi che in Europa hanno dimostrato di funzionare. Sia come sia (modello inglese, tedesco o italiano?) una riforma strutturale è ineludibile.

Club professionistici? Non più di 78. La questione del metodo da seguire diventa (quasi) secondaria rispetto all’urgenza del fare. Più di 78 squadre (18 in A, 20 in B e 40 in C) il sistema calcio professionistico italiano non le regge più. Tutto il resto deve diventare dilettantismo.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net

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