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Cresce il numero di allenatori esonerati in Serie C. Per gli addetti ai lavori è stupefacente constatare la facilità con la quale viene risolto dopo poche giornate il contratto di un tecnico scelto a inizio di stagione, soprattutto in un campionato che naviga a vista sotto il profilo economico (il caso Modena, che sta falsando il girone B della terza serie, docet).

Si fatica a comprendere e condividere il senso di certe scelte, fermo restando che ogni presidente è libero di utilizzare i suoi soldi come meglio crede. Paradigmatico il caso di Valerio Bertotto, esonerato  dala Viterbese all’ottava giornata.

Il patron della società laziale, Piero Camilli, lo aveva messo alla guida del club al termine di un’estate a dir poco tumultuosa per i tifosi gialloblù. L’iscrizione del club era avvenuta quasi all’ultimo tuffo. A Bertotto era stata affidata una rosa pressocchè totalmente rinnovata. Il tutto con un ritardo significativo rispetto agli altri club del girone A, che avevano beneficiato viceversa di una partenza in tempo utile.

Fatale per l’ex bandiera dell’Udinese la sconfitta di misura nella gara interna con il Monza. Visto che nessuno l’ha fatto, ci sentiamo di spezzare più di una lancia a suo favore

Delle sette gare precedenti, la Viterbese ne aveva vinte cinque e perse solo due. Un totale di 15 punti, con una media più che rispettabile di 1,87 punti a partita, con il terzo posto in classifica. I gol segnati erano stati 17 contro gli 11 subiti, per una differenza reti di +6. Senza contare il passaggio di turno in Coppa Italia (due gare, delle quali una vinta e l’altra pareggiata) con 5 reti a favore e 2 contro. Risultati davanti ai quali bisognerebbe togliersi tanto di cappello.

In quattro partite Nofri, subentrato a Bertotto, ha collezionato  una sola vittoria. Per il resto una sconfitta interna con il Siena e due pareggi, per un totale di 5 punti. Appena due quelli raccolti nelle ultime tre partite. Solo 5 le reti segnate, contro le 6 subite (con la differenza reti crollata a -1). Inevitabile lo scivolamento in classifica generale.

I numeri, come sempre impietosi, valgono più di mille giri di parole. Senza contare che, nel caso della Viterbese e senza nulla togliere al lavoro svolto fin qui da Nofri, ci si domanda dove siano andati a nascondersi il gioco spumeggiante che aveva suscitato l’ammirazione degli addetti ai lavori e quell’attacco che era diventato uno dei più prolifici d’Italia.

Cambiare per peggiorare il proprio stato, soprattutto partendo da certi dati statistici, non corrisponde a un masochistico farsi del male da soli? Misteri del mondo pallonaro.

Sergio Mutolo –  www.calciopress.net

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