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E’ una Serie C che va a rotoli sotto tutti i punti di vista. Caos ripescaggi a parte, la terza serie calcistica italiana è ormai un prodotto squallido e privo di appeal. Sentenze che tardano ad arrivare (la questione fideiussioni Finworld?), stadi obsoleti o addirittura inagibili (criteri strutturali?), spettatori sempre meno presenti sulle malridotte tribune degli stadi.

La Carrarese che trasloca a Massa, lo “Scopigno” di Rieti che è un cantiere aperto, la Paganese costretta a chiudere i distinti per inagibilità della copertura, la Reggina priva forse anche del campo alternativo. Sono solo alcuni dei casi segnalati su e giù per lo stivale, che costringono squadre e tifosi all’ennesimo sacrificio.

La naturale conseguenza è lo spopolamento degli spalti, che sta avvenendo un po’ da tutte le parti e non solamente per la mancanza di uno stadio proprio. Le desolanti immagini che arrivano dai campi della Serie C non lasciano spazio a interpretazioni. Le statistiche sulle presenze diostrano un inesorabile e continuo declino. Basta guardare una gara della Juventus U23 (cosa c’entra con la C?) per rendersi conto del vuoto più totale di spettatori.

E la cosa che allarma maggiormente (non i tifosi) sono le disdette ed i mancati abbonamenti alle pay tv, che in questa stagione stanno vivendo il picco verso il basso. Anche qui per merito di chi gestisce questo calcio, trattando i tifosi non come tali ma solo ed esclusivamente come clienti a cui togliere qualche quattrino dal budget familiare.

Se a questo sommiamo le gravi condizioni economiche in cui versano diverse società, su cui peseranno (prima o poi) forti penalizzazioni che ne inficeranno le prestazioni sportive, va da sè che il disincanto sarà totale per tantissimi tifosi. Ecco quindi che una riforma forte e definitiva andrà fatta a breve scadenza, senza però violare le norme esistenti. Una riforma ragionata nel breve termine, ma senza forzature pericolose.

I tifosi sono stanchi di vedere ogni anno squadre scomparire e campionati partire con penalizzazioni eclatanti. In questa stagione ci sono due squadre (Entella e Viterbese) che non scendono ancora in campo, ostaggi di sentenze presunte o rinviate.

Il calcio è della gente, si è soliti dire. La realtà appare oggi alquanto lontana da questo spot. Anzi, si ha la netta percezione che ormai il calcio sia sempre meno della gente e molto più dei palazzi impegnati a mettere mano in torte appetibili.

Tutto questo fino a quando i tifosi diranno basta, lasciando il tanto amato sport nazionale. Allora si che saranno guai, in primis proprio per i palazzi.

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net

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