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Mar, 22 Gen 2008 15:51:00

Terzo tempo, lasciamolo al rugby


Il calcio italiano tenta invano di imitare altri sport dove la lealtà sportiva è alla base di ogni atleta. Merce assai rara nel panorama calcistico italiano.

Il rugby ha da sempre onorato la tradizione del terzo tempo.


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Forse in pochi se ne sono resi conto. Ma già ad inizio stagione c’era stato un abboccamento di terzo tempo quando, a fine partita, il direttore di gara, chiamava a sè al centro del campo i contendenti per il saluto finale. E’ durato appena due giornate, poi non se ne è fatto più niente. Successivamente la manifestazione spontanea, vissuta in Fiorentina-Inter, portò a considerare la possibilità di poter intraprendere di nuovo la strada del famoso terzo tempo.

Quindi, si è passati dalla spontaneità del gesto alla obbligatorietà. Dall’introduzione del terzo tempo si è assistito a scene deplorevoli, piuttosto che a gesti propositivi. Quello che doveva essere un momento di “riappacificazione” e aggregazione è diventato un motivo in più di scontro e di polemica. Si assiste quindi sistematicamente a sguardi minacciosi tra giocatori, continue proteste e assedi alle terne arbitrali, atleti che si stringono la mano malvolentieri e altri che si ignorano spudoratamente.

Insomma, una farsa che ha ben poco a che fare con il vero terzo tempo che da sempre contraddistingue altri sport, quali ad esempio il rugby. Uno sport, questo, praticato da energumeni gentiluomini al contrario del calcio praticato da gentiluomini energumeni. La citazione non è farina del mio sacco, ma calza a pennello per descrivere una situazione dove l’inapplicabilità di una manifestazione di lealtà sportiva non trova alcuna possibilità di successo in ambito calcistico.

Il calcio è altra cosa. Fatto di furberie, simulazioni, proteste continue e, cosa ben più grave, colpi dolosi e sberleffi. E’ inutile e deleterio continuare in questa direzione. Volere a tutti i costi imitare altre situazioni, senza averne i requisiti di base, non fa altro che complicare ulteriormente le cose. Inutile sottolineare quanto questa sorta di esperimento di terzo tempo sia fallito sotto tutti i punti di vista. D'altronde, mai si sono gettate le basi per far si che diventi un fatto spontaneo. Si è lasciato il tutto alla sola iniziativa di pochi.

Lasciamo quindi il terzo tempo a chi compete e che, da sempre, vive questa esperienza con i giusti crismi dettati da una lealtà sportiva che porta gli atleti a condividere, in amicizia, una manifestazione sportiva che tale resta dal fischio iniziale a quello delle cessate ostilità. 

Stefano Cordeschi – www.calciopress.net


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