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Gio, 08 Maggio 2008 19:44:00

Serie C, bella ma da riformare


La terza serie è arrivata ad un punto di non ritorno. Troppe le squadre, pochi gli introiti. Urge una riforma in tempi brevi. Ecco cinque piccoli suggerimenti per migliorare questa categoria tanto amata. E odiata allo stesso tempo.

Il presidente Mario Macalli


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Chi non l’ha mai raggiunta, la sogna. Chi ci gioca, la vuole lasciare al più presto per salire in serie B. Chi l’ha perduta, la rimpiange. E’ un po’ questa la sintesi dei sentimenti che provoca una categoria controversa. A volte snobbata, spesso in maniera maldestra. A volte osannata.

Sono molti i motivi, e le peculiarità rispetto alle altre categorie, per cui la terza serie viene amata/odiata. Di sicuro non si sente la mancanza delle estenuanti moviole, dei  dibattiti sopra le righe e del gossip introno ai calciatori che sta finendo per travolgere nella massima serie il calcio giocato. Così come si fa molto volentieri a meno del business estremo messo in atto dalle maggiori società di A e B.

E' un fatto, però, che la terza serie è arrivata a un punto di non ritorno. Troppe le spese e pochi gli introiti. Uno sbilancio che impone l'urgente riforma di questo campionato. Serve un progetto a breve scadenza, capace di dare lustro, visibilità e aiuti alle società. Costrette ad oggi, a fare conto solo ed esclusivamente su proprie possibilità finanziarie che, di anno in anno, sono sempre meno sufficienti.

Il presidente Macalli, poco tempo addietro, ha lanciato l’idea (che dovrebbe diventare realtà nella prossima stagione) di cambiare denominazione alla categoria, adottando magari il modello inglese che vede i paritetici chiamarsi 3th division. Anche se noi saremmo più orientati per il “Made in Italy”, ci sta bene una voglia di innovazione che stenta comunque a decollare.

A tal proposito, partendo dal presupposto che ogni riforma ben fatta e che si rispetti deve avere un percorso scaglionato nel tempo, vorremmo proporre cinque piccoli passi da compiere. I primi verso un cambiamento radicale, serio e costruttivo.

1.  Sponsor unico del campionato. Cambiare nome alla categoria senza abbinarlo a uno sponsor unico e capace di portare introiti significativi a tutti i club iscritti, potrebbe essere riduttivo se non esiziale in una fase di riforma. E’ innegabile che uno sponsor dedicato porterebbe solamente benifici alla Lega e alle società partecipanti.

  1. Cinque gironi, con 90 squadre partecipanti, sarebbero troppo anche per una “superlega” piena di entrate provenienti da chissà quali diritti televisivi. Figuriamoci per una Lega squattrinata come la terza serie. Non sarebbe niente male se, a brevissima scadenza, si riducesse il numero delle squadre e dei gironi, nel contesto di una riforma che dovrebbe investire tutto il calcio professionistico italiano a cominciare dalla serie A e dalla serie B. 
  2. Anche se per abitudine e per passione siamo molto legati alla numerazione classica, ci sembra arrivato il momento di cambiare anche in tal senso. Sta crescendo, in serie C, la voglia di merchandising da parte di società e tifosi. Perché allora non dare spazio a maglie con numerazione fissa e nominativa? In questo modo si darebbe la possibilità alle società di inserire sul mercato i propri prodotti e ai tifosi di acquistare la maglia dei propri beniamini. Ma, cosa ancor più significativa, si darebbe visibilità a giocatori che spesso non vengono riconosciuti in campo neanche dagli addetti ai lavori durante le cronache delle partite.
  3. La formula della Coppa Italia, così come oggi attuata, non trova consensi né tra le società né tra la tifoseria. Al punto che, specie nella fase iniziale, non riesce a suscitare alcun tipo di interesse. Bisognerebbe quindi trovare una formula che possa ridare linfa e interesse a una manifestazione che tanto potrebbe dare alle società di terza serie. Soprattutto sotto il profilo delle entrate economiche.
  4. Occuparsi di 90 società, con annessi problemi di organizzazione, sembra essere davvero troppo per una persona sola. La Lega di serie C dovrebbe in tal senso riorganizzarsi al suo interno, con cariche precise e uffici dedicati, al fine di poter rimettere a lucido il “prodotto” Serie C. Sul quale puntano,  più di quanto si pensi e si scriva, da molte radio e televisioni. Bisognerebbe creare, anche per questo, un settore specifico capace di dare a questa categoria la visibilità dalla quale tutti trarrebbero benefici.

Tutto ciò, a nostro avviso, si potrebbe (dovrebbe) mettere in campo in tempi brevi al fine di portare questa categoria al livello che merita. E’ indubbio che altro ci sarebbe da fare, e tanto. Ma serve subito una sterzata. Non basta cambiare nome a una strada per farla più bella. Occorrono anche una buona illuminazione, un manto stradale perfetto e dei marciapiedi ben fatti. Se poi ci includiamo anche una pista ciclabile, allora sarebbe davvero il massimo. Mettiamoci al lavoro, e facciamolo presto, per costruire questa nuova strada chiamata Serie C.
 

Stefano Cordeschi – www.calciopress,net
cordeschi@calciopress.net   

 


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