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Mer, 06 Ago 2008 10:02:00

Provincialismo, un freno per la Lega Pro


La Lega Pro ha bisogno di una riforma. Per attuarla diventa impellente lasciarsi alle spalle il provincialismo che ancora la affligge. Un atteggiamento mentale che frena il pieno e condiviso utilizzo delle risorse di cui la categoria dispone. Che il presidente Macalli sta, finalmente, cercando di pilotare.

Il provincialismo, un nemico da battere


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Il bello della Lega Pro Prima Divisione (ex serie C1), categoria polimorfa nella quale confluiscono trentasei società espressione di contesti molto diversi tra loro e comunque popolata da club che rappresentano le grandi città italiane in numero superiore rispetto alla serie B, è il sopravvivere di un sano campanilismo. Ciò che rappresenta un giustificato e giustificabile segno di attaccamento ai colori. A patto, come ovvio, che esso non travalichi nella faziosità fine a se stessa.

 

Meno comprensibile è il provincialismo strisciante che continua a connotare la terza serie nazionale. Un atteggiamento mentale che affligge la quasi totalità delle iscritte a prescindere dal blasone e dalla storia che si portano dietro. Quasi che il passaggio in LP1 fosse un momento transitorio nella storia del club. Una sorta di onta, se si vuole, da cancellare il prima possibile.

 

Se è vero che per alcune società dal luminoso passato (Genoa e Napoli) il transito attraverso questa vituperata categoria non è stato drammatico, per molte altre la faccenda ha assunto nel tempo contorni deflagranti. Al punto che quello che avrebbe dovuto esere un rapido e indolore passaggio si è presto trasformato nell’attraversamento di una palude. Nella quale tante nobili decadute si sono impantanate, senza riuscire a tirarsene fuori nei tempi e nei modi programmati. 

 

Il fatto è che non piace a nessuno rimanere intrappolati in un mondo considerato, a torto o a ragione che sia, il parente povero del calcio professionistico italiano. Bisognerebbe saper essere realisti nella vita. Ossia valutare le situazioni per quello che sono e non per ciò che si vorrebbe che fossero. E così, in LP1, il provincialismo finisce per travolgere tutti. Grandi e piccoli. Marchia in negativo una categoria che avrebbe invece bisogno di slancio e di fantasia.

 

Il provincialismo è improntato, purtroppo per tutti, dalla scarsa (nulla) propensione a cercare le soluzioni necessarie per i tanti problemi da cui la serie è gravata. Perchè la chiusura mentale che lo connota induce a confinarsi nel proprio orticello, grande o piccolo che sia. Fino ad autoinfliggersi forme di oggettiva arretratezza culturale.


Occorre una sorta di rivoluzione copernicana che tarda ad arrivare e che assume, nel malandato pianeta della terza serie, carattere di urgenza e di emergenza. Pena la definitiva emarginazione, fino al rischio della scomparsa, di una categoria che pure occupa un suo specifico ruolo nel panorama professionistico del calcio italiano.

Per attuare questa riforma, in un contesto dominato da tanti e così diversi campanili, diventa sempre più impellente lasciarsi alle spalle il retrivo atteggiamento mentale che frena il pieno e condiviso utilizzo delle risorse. E' quanto stanno cercando di fare, dopo anni di indifendibile immobilismo, la Lega di Firenze e il suo presidente Mario Macalli. Che sembrano aver imboccato la strada di un decisionismo del tutto latitante in altri vertici federali, Figc e Lega, ormai simili a sepolcri imbiancati

Rilanciare la neonata Lega Pro significa, in buona sostanza, dare concretamente una mano a chi sta cercando di realizzare il tanto atteso cambiamento. Bisognerà fare ciascuno la propria parte (società, tifosi, organi di informazione e quant'altro) per provare a rimettere in moto un meccanismo ormai traballante.

Il ruolo delle "grandi" (o presunte tali) che popolano la categoria ovvero che semplicemente vi transitano (o pensano di transitarvi) sarebbe, sotto questo aspetto, assolutamente fondamentale. Così però non sempre (quasi mai) avviene. Anche i club blasonati si fanno travolgere dalle onde del disincanto, limitandosi a cavalcare i loro interessi personali e non partecipando in modo fattivo al decollo della categoria.

Sergio Mutolo - www.calciopress.net


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