Proprio non va, la macchina della giustizia sportiva. Arranca come e peggio di una tartaruga. La lunga serie di deferimenti scattati la scorsa settimana, che hanno creato lo scompiglio tra alcune importanti tifoserie come quelle di Juventus e Genoa (solo per fermarsi agli esempi più eclatanti), ha messo a nudo una piaga ormai purulenta.
La giustizia sportiva viaggia infatti con una lentezza inammissibile rispetto al prodotto calcio, che dovrebbe far conto sulla rapidità di decisioni conformi all’incalzare degli impegni agonistici. Senza contare la precarietà di fatto di risultati e classifiche che potrebbero anche essere ridisegnate. In questo modo tutto viene, ciclicamente, rimesso in discussione da inchieste e provvedimenti tardivi rispetto alle priorità di un contesto per sua natura arrembante.
Il fatto è che Stefano Palazzi incarna, forse suo malgrado, la figura del superprocuratore. E deve gestire sia l'Ufficio Indagini che la procura federale.
Ciò lo porta, da un lato, a piegarsi ai tempi biblici di una giustizia ordinaria che rappresenta da lustri in Italia un fattore critico. E’ di fatto impossibile, al suo ufficio, sovrapporsi ai pubblici ministeri che hanno in mano il bandolo delle inchieste. E, dall’altro, a chiudere le indagini con deferimenti che arrivano solo nella fase finale, quella più delicata, della stagione.
E’ mai possibile pensare di instaurare un processo al termine di un campionato che è l’epilogo di investimenti finanziari e umani di notevole entità? Quando saranno scontate le eventuali penalizzazioni, conclusa la lunga ed estenuante trafila di corsi e ricorsi?
In serie C1 la situazione è ancor più drammatica, visto che dopo la stagione regolare si inizia quella altrettanto snervante dei play off e dei play out. Ebbene, solo il 22 aprile saranno ufficializzati i nomi delle squadre implicate. Anche se per alcuni club, come il Lanciano e il Pescara, la situazione era ormai da mesi sotto la luce dei riflettori. Perché dunque aspettare la terzultima giornata, a ridosso degli spareggi, per procedere ai deferimenti? Al presidente Mario Macalli, e alla Lega di Firenze, va bene così?
Per ora i nomi non sono trapelati. Molti sussurri e tante grida, ma nessuna certezza. Una categoria come la terza serie, che vive una situazione finanziaria ben più precaria delle due consorelle maggiori, potrebbe uscirne con le ossa rotte.
Di fronte a questo paradosso normativo che somiglia tanto a uno sfascio colpisce il silenzio della Figc, delle società e perché no dei tifosi. Vale a dire l’anello più debole della catena. Quello che subisce tutto e il contrario di tutto senza colpo ferire. E che però tiene in piedi la baracca.
Se la giustizia autonoma sportiva deve funzionare così malamente, allora meglio cambiare strada e farlo il prima possibile.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net