Nelle stanze dei bottoni nessuno è riuscito ancora a rendersi conto della gravità degli eventi che sono implosi nel girone B della serie C1. Un campionato nel quale i problemi si sono succeduti, con regolarità quasi svizzera, fin dalla prima giornata in calendario. Senza che si sia fatto qualcosa di incisivo per tentare di risolverli.
Troppo lunga la lista degli episodi per riproporla. Basterà sfogliare le pagine di Calciopress, ovvero di altre testate che hanno seguito con attenzione i molteplici casi venuti a galla, per avere il quadro d’insieme di una vicenda dal sapore kafkiano che lascia letteralmente allibiti.
Ormai la cascata ha assunto proporzioni impensabili. Le voci proliferano e si accavallano in modo scomposto. Chiunque si sente autorizzato a sparare bordate che colpiscono più o meno nel mucchio. Nessuno è esente da una cultura del sospetto che sta finendo per cancellare gli ultimi rigurgiti di interesse per ciò che accade sui campi di gioco.
La colpa di quanto è avvenuto è di molti, forse di tutti. Di quanti non hanno esercitato le funzioni istituzionali di comando e di vigilanza. E di quanti hanno tollerato che questo marasma si perpetuasse nel tempo, forse nella speranza di lucrare transitori vantaggi personali trasformati alla fine in pericolosi boomerang per tutto il sistema.
Va detto a chiare lettere che la credibilità di questo campionato è definitivamente compromessa. E che quest’anno è stata scritta, tra la (colpevole?) indifferenza dei media di interesse nazionale, una delle pagine più oscure della storia del calcio professionistico italiano.
Che ciò sia accaduto in un ambito ritenuto minore come la serie C non solo non cancella le possibili responsabilità dei vertici federali, ma è anche il frutto della marginalizzazione cui è stata da lustri condannata questa categoria.
Il colmo è che tutto si sia concretizzato alla fine di un torneo nel quale la Salernitana ha già festeggiato la promozione in serie B. E lo ha fatto davanti a un pubblico festante di oltre trentamila spettatori. Calda e appassionata espressione di un palcoscenico da serie A.
Bisognava sapersi fermare per tempo. Non è pensabile arrivare, in pieno marasma, al termine di un campionato in cui sono state investite tante energie e tante risorse economiche.
Sono stati traditi, per l’ennesima volta, l’amore e la fiducia di tifosi ormai sempre più disillusi e disincantati. Gente che credeva (sperava) di poter ancora parlare di calcio.
Con la trentaquattresima giornata, se Dio vuole, questo incredibile torneo si è chiuso. Il grande bluff è andato in scena per l’ultima volta. Poi è calato il sipario. Anzi no. Si devono ancora giocare i play off e i play out. Alleluia.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net