Non ci è ancora chiara la ragione per la quale ci si debba rassegnare al discutibile finale di campionato cui è stato condannato il girone B della serie C1.
Da un certo punto in poi, secondo noi già fin dall’inizio del torneo, non ci si è capito più niente. Tra deferimenti all’ultimo tuffo, penalizzazioni prima comminate e poi cancellate, partite non disputate e proteste di varia natura, alla fine di calcio giocato si è smesso di parlare.
Con il risultato che ci si sta approssimando alla disputa dei playoff in una situazione kafkiana che allenta l’interesse dei tifosi e degli addetti ai lavori. Eppure si giocheranno la promozione in serie B quattro formazioni (Ancona, Crotone, Perugia e Taranto) che, in cadetteria, ci sarebbero potute stare larghe già da quest’anno. Un silenzio mediatico che non fa davvero bene a una categoria fin troppo misconosciuta e marginalizzata.
Il fatto è che tutti, chi più chi meno, se ne sono lavate le mani.
La Figc, e il suo presidente Abete, si è fatta elegantemente fuori in occasione dell’assemblea generale del 5 maggio. La patata bollente è stata infatti passata, come era normale che fosse, nelle mani del presidente Macalli. Indicato come il dominus incontrastato della terza serie.
La Lega di serie C non ha assunto, a nostra memoria, alcuna iniziativa concreta a fronte del marasma montante nel girone B della C1. Si è limitata ad accettare i verdetti della giustizia sportiva anche quando questi arrivano (come nel caso del Lanciano, che sarà giudicato venerdì) appena due giorni prima dalla disputa dei playout. Con ovvio e grave pregiudizio sulla formazione di classifiche finali rimaste sempre in bilico.
La Giustizia sportiva, nonostante la pletora dell’organico di cui dispone il superprocuratore Stefano Palazzi, viaggia alla velocità media di una tartaruga. Ciò mentre dovrebbe correre come un ghepardo, visto che le scadenze nel calcio incombono e che le classifiche sono legate a punteggi ormai manipolati dall’accavallarsi di illeciti amministrativi e/o sportivi.
Le società iscritte, con l’eccezione del protestario Martina, non hanno fatto sentire la propria voce. A prescindere dal loro blasone e dal peso del bacino di utenza. Eppure sono ben rappresentate in un Consiglio di Lega che si segnala per l’assenza di qualsiasi impulso propositivo, atto a verificare e/o cambiare l’effettivo stato delle cose.
La stampa e i media nazionali, quelli che contano e che se vogliono sanno bene come farsi sentire, hanno da tempo preso le distanze da questa categoria. Eccetto qualche meritoria incursione, di sapore più o meno scandalistico, di quello che accade in serie C si disinteressano. Mentre sono sempre pronti a buttarsi a capofitto sul gossip alimentato dai fighetti che popolano gli stadi della serie A. Laddove il calcio giocato ha ormai lasciato il posto al pettegolezzo. Le trasmissioni si segnalano, infatti, per la presenza di urlatori che fanno a gara per alzare i decibel e di belle ragazze che (per nostra fortuna) espongono con dovizia la loro mercanzia.
Il fatto è che il campionato che si è giocato nel girone B della C1 si chiude esattamente come era cominciato. Cioè nell’assenza di regole precise cui tutti devono (dovrebbero) ottemperare. E che anche il nuovo torneo, che ormai incombe, ne sarà la penosa replica.
Dove sono finite le ipotesi di riforma della terza serie (e del calcio italiano, aggiungiamo noi)? I cambi di nome? Il marketing? La visibilità televisiva più o meno a spezzatino?
Non poteva che andare così nel calcio dei Ponzio Pilato. Quello in cui tutti comandano ma nessuno ha il coraggio di prendere le decisioni che servono seppure fanno male. Mettiamoci il cuore in pace. Anche per il prossimo anno non cambierà un bel nulla. O no?