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Dom, 22 Giu 2008 09:22:00

Lega Pro, passa la linea verde


La serie C diventa Lega Pro. La C1 assume la denominazione di Prima Divisione. Il cambiamento voluto da Mario Macalli ha un grande impatto. Non si tratta di pura cosmesi, ma del primo passo verso una riforma strutturale della categoria. E del pianeta calcio italiano nella sua interezza.

Il presidente della Lega Pro, Mario Macalli


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Fermandosi a un esame troppo superficiale delle modifiche stabilite all’unanimità dall’assemblea della ex Lega di serie C che si è riunita il 19 giugno a Firenze, e verbalizzate dal notaio Marino, qualcuno le ha interpretata in prima battuta come un’operazione di pura cosmesi. Un insignificante cambio di denominazione, neppure troppo fantasioso a voler essere onesti fino in fondo.

 

In realtà il cambiamento voluto dal presidente della ex Lega di serie C, Mario Macalli, costituisce il segnale di una svolta epocale. Che alla maggioranza era, forse, inizialmente sfuggito. Ma che, adesso, assume i suoi precisi contorni. Tant’è che molti club, interpretato a fondo il senso delle innovazioni che (ricordiamolo) hanno sottoscritto in modo unanime, stanno iniziando a chiedere alla Lega di Firenze di fare un passo indietro.

 

Il fatto è che la serie C ha cambiato quasi tutto, salvo il format. E solo perché questa opzione non rientra nei poteri decisionali della Lega, ma spetta per statuto alla Figc. Macalli ha voluto, con il cambiamento di nome, imprimere un cambiamento di rotta. Ciò che conta non è tanto chiamarsi Lega Pro (ex serie C), Prima Divisione (ex C1) e Seconda Divisione (ex C2). Anche se sarà bene abituarsi da subito a modificare il glossario di questa categoria. Né aver scelto sponsor dedicati e inaugurato un ufficio marketing.

 

La grande innovazione consiste nella definizione di una chiara mission per questa Lega, proprio quando tutto il resto del pianeta calcio è assai opaco sotto questo profilo. E, consentiteci di sottolinearlo, era davvero ora di farlo. Cioè nella scelta, solo in apparenza dirompente, della linea verde. Soluzione ormai ineludibile per una categoria che versa da anni in gravi difficoltà economiche.

 

In Prima Divisione una squadra potrà tesserare solo 18 giocatori senza limiti di età, più tutti gli under 21 (cioè giocatori nati dopo il primo gennaio 1987) che vuole. Per la stagione successiva è previsto un ulteriore abbassamento dell’età media delle squadre. Con un blocco della rosa a 22 giocatori di cui solo 14, in Prima Divisione, senza limiti di età. In buona sostanza la Prima Divisione, e la Lega Pro, diventano il trampolino di lancio delle giovani promesse del calcio italiano. Cessano di essere, come erano ormai ridotte, un cimitero degli elefanti popolato da vecchi marpioni a fine carriera in cerca degli ultimi ingaggi.

 

Le strategie di calciomercato dovranno radicalmente cambiare. Le società sono chiamate, da subito, a sfoltire i loro organici pletorici per mettersi all’affannosa ricerca di giovani di spessore. Una merce ormai rara in Italia, dopo che i vivai sono stati stupidamente affossati. I prezzi dei cartellini degli under 21 di pregio saliranno alle stelle. Per non essere taglieggiati dalle società di categoria superiore bisognerà attrezzarsi per costruirseli in casa propria, potenziando settori giovanili avvizziti o inesistenti. Allo stato delle cose, se i club  non troveranno elementi all’altezza (e la concorrenza da battere sarà durissima…) il rischio è quello di affrontare il campionato con soltanto 18 elementi validi. Numero largamente insufficiente per disputare un torneo duro come la Prima Divisione, specie se si coltivano determinate ambizioni.

 

La strada scelta da Macalli è quella giusta, doverosa per un dirigente che abbia a cuore le sorti della Lega che dirige. Chi non è d’accordo dovrà fare buon viso a cattivo gioco, perché l’ora di cambiare le cose era arrivata da un bel pezzo. Il presidente della Lega Pro lo ha capito. Meglio tardi che mai. E ha messo il primo tassello per una riforma strutturale della categoria. Dalla quale, come sempre accade perché le grandi innovazioni partono dal basso, prenderà il via la riforma altrettanto ineludibile di un pianeta calcio italiano ormai in stato preagonico.

 

Sergio Mutolo - www.calciopress.net


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