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Sab, 26 Lug 2008 14:25:00

Calcio, amore mai tradito


Il vero tifoso rimane fedele alla sua squadra (…) fino alla fine dei suoi giorni. Ma ancora più forte di questo legame è l'odio che nutre per l'avversaria di sempre.

Pallone e scarpette


Pubblicato da:


Gianni Lussoso

Agenzie Fotografiche partner di Calciopress



Quella fra gli italiani e il calcio è una storia da “feuilleton”.  Storia agitata da passioni, scossa da colpi di scena, animata da amore, rancore e sfottò, fatta di sacrifici e rinunce, discussioni estenuanti al bar sottocasa, profonde delusioni ed esaltanti vittorie. In uno stadio riesci a scoprire tutte le virtù e i difetti dell’uomo. In nessun altro luogo, come nello stadio, riesci a vedere l’uomo com’è realmente nel suo intimo.

 

Quello fra gli italiani e il calcio è un rapporto molto passionale, più passionale che sportivo, una vera storia d'amore con i suoi alti e bassi. Segna un profondo senso d’appartenenza e rispecchia un orgoglio legittimo, ma va talvolta oltremisura, non solo fra alcuni facinorosi della curva, con un tifo che può degenerare nella violenza, ma anche fra gente di livello elevato. In ogni caso si contraddistingue per la passionalità eccessiva.

 

Una vera storia d'amore dunque, un amore sancito con la promessa di restare uniti nella buona e nella cattiva sorte, sugli altari in serie A o agli inferi in Lega Pro. Più che un amore, una fede. Il nostro del resto è un paese a maggioranza cattolica che pratica però la religione del calcio. La domenica e i mercoledì di coppa, sono fatti di lunghe trasferte, il pellegrinaggio allo stadio, o la celebrazione del rito, comodamente adagiati sul divano di casa.

 

Poi dal lunedì al venerdì un susseguirsi di chiacchiere, il cosiddetto calcio parlato, fino a sabato con gli anticipi e infine la domenica quando i calciatori scendono in campo e fino a notte inoltrata. Così si scandisce il ritmo settimanale. Un destino ben noto alle italiane, che quando non finiscono per tifare la squadra del marito, per solidarietà o per opportuna necessità, si rassegnano a dividerlo con l'eterna rivale in amore: che si chiami Inter, Roma, Juve, Milan o (…) Pescara, la domenica sarà lei ad occupare la scena.

 

Negli Anni Sessanta, una celebre canzone metteva in note e parole le frustrazioni di una moglie lasciata sola la domenica mentre lui era alla "partita di pallone". Poi anche le donne si sono appassionate e piuttosto che lasciare sempre il campo libero hanno deciso di seguire il marito sul campo. Un amore a tutto tondo, che finisce, qualche volta, per assumere i sintomi di una malattia cronica, sia per il tifoso, che placido segue l'incontro da dietro un telecomando, sia per l'ultras, che si arma di striscioni e intona inni da stadio.

 

Quando i sintomi della malattia si fanno più acuti? Al momento del derby. La paura da scongiurare? Gli sfottò degli amici che potrebbero perseguitare per un'intera stagione. La febbre del gol non risparmia nessuno, è trasversale, colpisce così l'operaio come l'industriale. Ma c'è un altro fenomeno tutto italiano: Quello del "tifo contro. E’ una specialità tutta nostra, perciò sui campi internazionali se non vince la propria squadra si spera che anche l'altra italiana perda. Nessuno che voglia capire che è importante tifare per la propria squadra e non contro l’altra.

 

L'oggetto d'amore? I giocatori. Fatto salvo che poi non sempre i grandi campioni, osannati e strapagati, riescono a ricambiare questa dedizione con comportamenti adeguati al ruolo. Ma si sa che non ci sono solo le storie a conclusione felice. Dirigenti, arbitri, giocatori e allenatori sono stati sorpresi con le mani nella marmellata e i tifosi si sono accorti che questi “eroi” sono soltanto degli uomini e non sempre degni d’amore e di rispetto.

 

Il calcio giocato deve regalare momenti di gioia, ed è una gioia legittima, anche se non manca di fare soffrire, ma certamente non può risolvere le questioni fuori del campo, così come oggi, spesso, accade.

 

Gianni Lussoso – www.calciopress.net

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