Gli scarni resoconti dei media, distratti dal solito gossip estivo che sta trasformando il calcio italiano in una sorta di caravanserraglio senza capo né coda, non rendono affatto conto del marasma in cui è costretta a sopravvivere la Lega Pro. E, per una ineluttabile cascata di eventi negativi a catena, del caos in cui versano tutte le serie minori (serie D e Eccellenza) che dai suoi destini dipendono.
Gli organi di informazione, nazionali e non solo, sono supinamente ripiegati sulla serie A. Ci inondano con una martellante e insulsa paccottiglia di notizie precotte, prive di qualsiasi sostanza giornalistica. Del tutto oscurata la serie B che, fino a pochi lustri fa, era un fiore all’occhiello del movimento pallonaro. Dalla cadetteria in giù, poi, è buio pesto. Solo notizie frammentarie e confuse. Per di più relegate in spazi da ricercare con il lanternino e leggibili soltanto grazie a una lente d’ingrandimento, tanto i caratteri sono piccoli.
E’ rimasto solo internet a delineare il quadro sempre più fosco della struttura portante del sistema, per la numerosità dei club che ruotano attorno al cosiddetto calcio minore. I blog e i forum dei tifosi, presi costantemente a uova marce in faccia da organi federali distratti, stanno mettendo a nudo il caos dilagante. Il mancato rispetto di tutte le regole, scritte e non scritte. Il deleterio indecisionismo di Abete e della Figc. Le dichiarazioni effimere e provocatorie di Matarrese.
Eppure l’esperienza dovrebbe insegnare che una casa crolla (quasi sempre) dalle fondamenta. La resistenza del calcio minore, in questa estate bollente più che mai, viene messa a dura prova. Ripescaggi saltati. Tim Cup nella confusione totale. Gironi di Prima e Seconda Divisione pronti, se andrà bene, solo per Ferragosto. Calendari slittati a non si sa quando. Presentazione delle liste over 21 posticipata al 24 agosto. E questo per fermarci solo al marasma della Lega Pro.
Bisogna dare atto al presidente della Lega di Firenze, Mario Macalli, del fatto che è rimasto praticamente il solo a cercare in tutti i modi possibili di cambiare le cose per salvare baracca e burattini. Ha cambiato il nome della Lega, consegnando ai suoi presidenti una sede degna di questo nome. In una fase economica in stallo ha individuato sponsor in grado di dare visibilità al prodotto che gestisce. Ha provato a imporre, in Consiglio Federale, la linea dura: vale a dire procedere ai ripescaggi per poter cominciare a parlare da subito di calcio giocato. Ma è rimbalzato anche lui contro il muro di gomma della deludente Figc di Abete.
Di fronte alla guerra tra poveri che si è scatenata per i ripescaggi dalla Lega Pro in giù, scaturisce un’amara riflessione. In qualche modo si riuscirà a salvare capra e cavoli, lasciando sul campo morti e feriti rigorosamente scelti tra i più deboli del lotto. Poi, il prossimo anno, ricominceremo dal caos irrisolto che ci siamo lasciati alle spalle. E tutto ripartirà da dove eravamo rimasti.
Forse ha ragione Macalli quando dice che ormai il calcio è arrivato al capolinea. E che la serie A se ne deve andare per la sua strada, se si vuole salvare il salvabile. Diversamente la tanto attesa, e ineludibile, riforma dei campionati potrà nascere solo dal gesto di eutanasia che qualcuno prima o poi bisognerà che si decida a compiere.
Sergio Mutolo – www.calciopress.net