Con negli occhi ancora le immagini, a volte esaltanti, a volte meno (specie se penso al calcio italiano), delle varie fasi delle Olimpiadi di Pechino, il mio pensiero giornalistico va al modo di tifare espresso dai cinesi. Negli impianti che hanno ospitato i Giochi del 2008 si è tifato in modo ordinato e si è rispettato gli avversari, che all'occorrenza sono stati anche incitati. Tutto questo lo ha voluto il Ministero dell'Educazione cinese, il quale, già due mesi prima della cerimonia di apertura, aveva lanciato una campagna di informazione per spiegare quale doveva essere la maniera corretta per tifare.
Gli spot televisivi e i cartelloni pubblicitari avevano illustrato quello che era chiamato "tifo in quattro passi" e che consisteva in una serie di gesti da utilizzare durante le gare olimpiche. Gli spettatori battevano le mani due volte, alzavano i pollici, battevano nuovamente le mani due volte e infine alzavano i pugni al cielo, il tutto gridando "Aoyun jiayou, Zhongguo jiayou" ("forza Olimpiadi, forza Cina"). "Questo modo di tifare ha contribuito a creare una grande atmosfera negli stadi e ha aiutato l'interazione tra gli spettatori". Ai tifosi cinesi è stato distribuito un elenco di “incoraggiamenti consigliati contenuti in un agile manualetto di colore rosso.
Sono stati proibiti insulti a squadre straniere. È stato proibito organizzare dimostrazioni, sit-in, ma anche giocare d’azzardo, scommettere, ubriacarsi, o sdraiarsi semi nudi al sole, come amano fare certi europei del nord. Le bandiere e gli striscioni dovevano essere sotto i due metri quadri e le aste dovevano essere più corte di un metro, per evitare che potessero essere usati come arma contundente. Inoltre non si è potuto scrivere “forza Cina” perché ingiusto verso le squadre di altri Paesi. Negli stadi sono stati proibiti i fischietti, gli strumenti musicali, le bombolette che tuonano le segnalazioni marine, gli accendini, persino i fiammiferi.
Un’atmosfera “sana” e gioiosa come ci piacerebbe che fosse sempre, - ma in maniera sentita, non per imposizione dall’alto - anche nei nostri stadi visto, che tra poco, si ricomincerà con il campionato di calcio. Un aspetto che mi ha enormemente meravigliato è che i cinesi non sanno tifare contro: essi esprimono tutto il loro incoraggiamento possibile alla squadra del cuore ma non tifano contro gli avversari. Sono anni che scrivo rivolgendomi ai giovani tifosi del calcio nostrano esortandoli a tifare per la propria squadra e non contro gli avversari, che tali sono, e non nemici da odiare e da abbattere. Sono rimasto sempre come una voce urlante nel deserto. In Cina, invece, mi hanno (?) ascoltato. Scherzo, naturalmente.
Gianni Lussoso – www.calciopress.net