Tempus inesorabile fugit. Il tempo trascorre, inesorabilmente. Il campionato di Lega Pro è ormai entrato nel vivo e si sta per giocare la decima giornata. E’ necessario che, fin da ora, la Lega di Firenze e il suo presidente Mario Macalli si preparino ad affrontare le scadenze di fine stagione. Che si prospettano quanto mai dure e incombenti, in tutta la loro pericolosità, molto più di quanto potrebbe sembrare a una prima superficiale analisi.
Per il mondo del calcio, ai tempi di una crisi finanziaria ormai globalmente implosa e con ripercussioni sull’economia reale che si prevedono drammatiche a partire dai prossimi mesi, gli allarmi si moltiplicano. Non devono (non possono) trovare impreparati i dirigenti federali, gli staff societari e gli addetti ai lavori. Per l’anello più debole del fragile sistema professionistico italiano, vale a dire la negletta Lega Pro, il risveglio potrebbe essere tremendo.
La macchina organizzativa si deve mettere in moto da subito. E lavorare, a pieno regime, per prepararsi ad arginare e gestire le molteplici situazioni critiche che scoppieranno a fine stagione. Senza pianificare i percorsi coinvolgendo tutti gli attori potenziali e in carenza di severi controlli strategici che garantiscano le decisioni migliori, per le novanta società di Prima e Seconda Divisione della Lega Pro il futuro è nero come la pece. La posta in gioco è talmente importante, visto il rischio-crash, da non ammettere approssimazioni di sorta.
Il fatto è che non si tratta di essere scambiati per la Cassandra di turno, quanto piuttosto di aprire gli occhi a chi ancora fa finta di non vedere il disastro in cui potrebbe andarsi a infilare, senza interventi correttivi studiati a tavolino e predisposti per tempo, il pianeta calcio di terza e quarta serie. In tempi nei quali l’erogazione del credito dal sistema bancario diventerà un problema per molti, la possibilità di autofinanziamento dei club di Lega Pro legata solo ai presidenti (più o meno munifici) potrebbe clamorosamente venire meno. Con tutte le appendici che un simile stato di cose si porta ovviamente dietro. Sperare nello stellone italico per mettere riparo ai fallimenti, non sarà più concesso.
Che fare, allora, in una situazione di questo tipo? Ci permettiamo di suggerire quattro iniziative che andrebbero avviate da subito e che potrebbero rappresentare un buon inizio. 1) Intensificare i controlli sul reale stato finanziario dei club di Lega Pro avvalendosi di tutti gli organismi (Aic compresa) che la Figc ha facoltà di coinvolgere, in modo che i casi più critici emergano già da adesso. 2) Monitorizzare lo stato generale della categoria insediando una commissione di Lega costituita ad hoc, per procedere a un’indagine approfondita tra tutte le società affiliate e capire come si prospetta il futuro in rapporto alle gravi incertezze economiche del presente. 3) Dare la massima visibilità mediatica a questo tipo di attività, per fornire a tutti gli addetti ai lavori dati oggettivi da cui partire per le valutazioni e le riflessioni del caso. 4) Preparare una riforma che riduca drasticamente il numero delle società iscrivibili già al prossimo campionato, alla luce delle connotazioni economico-organizzative di un torneo professionistico nel quale non possono più convivere novanta società tra loro così diverse.
La palla passa ora al presidente Mario Macalli. Nessuno, e tantomeno lui, si può più permettere errori. In un momento così delicato per la categoria che guida e rappresenta da tanti anni, tocca ai vertici farsi carico di istanze tanto critiche, dando vita a tutte le iniziative necessarie per evitare il possibile caos. E provare a regalare ai tifosi la certezza di un futuro che, per molti club di terza e quarta serie, appare oggi a fortissimo rischio.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net