Il calcio al tempo della crisi diventa un giocattolo sempre più difficile da far funzionare. Anzi, a forte rischio di rottura. Ciò vale soprattutto per i club di Prima Divisione della Lega Pro. Vale a dire una categoria dove le spese sono, nella maggior parte dei casi, assimilabili a quelle della serie B. Senza che gli introiti e la visibilità siano però paragonabili.
Se nel girone A la situazione è ancora ufficiosamente serena, visto che non si segnalano situazioni più o meno gravemente compromesse, nel girone B il quadro comincia a diventare fosco. Dopo appena dieci giornate di campionato, almeno tre società sono entrate in crisi (Crotone, Pescara e Taranto). Delle altre poco si sa, considerato il carattere minimalista e sottotraccia dell’informazione che circola in terza serie. A questo va aggiunto il disinteresse crescente dei tifosi, che rasenta ormai il disincanto, e mette a repentaglio una forma di controllo importante.
Il Crotone è primo in classifica con 21 punti, appaiato all’Arezzo. In casa ha vinto cinque volte su cinque, ha segnato otto reti e non ne ha subita nessuna. Eppure sta navigando a vista. In balia di una crisi societaria, che non pare di così facile soluzione, lievitata dopo l’abbandono dei Vrenna. I pitagorici sono stati lasciati un po’ troppo soli anche dai loro stessi tifosi, piuttosto insensibili ai grandi risultati che il gruppo granitico plasmato dall’indomito Moriero (reduce da una esperienza simile a Lanciano e, dunque, temprato a queste intemperie) ha saputo finora conseguire. Speriamo che la fortuna aiuti gli audaci. E i giocatori calabresi stanno dimostrando di esserlo
Il Pescara, che il gruppo Soglia ha ceduto a campionato in corso, viaggia in acque ancora più tempestose. Nonostante tutto e tutti, Galderisi riesce a tenere compatto lo spogliatoio. E così la squadra resta a galla, nonostante i marosi. I 13 punti messi insieme finora valgono una posizione di centroclassifica forse non consona al blasone del club, ma che rappresenta un tesoro inestimabile se si pensa in quale contesto sono stati guadagnati. Si pensi che il pareggio ottenuto domenica al Blasone con il Foligno è costato la panchina al tecnico dei falchetti Cevoli (sostituito da Paolo Indiani). Qui il problema attorno al quale si discute è se far fallire la squadra subito (come accadde per il Lanciano lo scorso anno) oppure se provare a tirare ancora avanti. Per arrivare dove, poi, non si sa.
Il Taranto non attraversa una vera e propria crisi societaria, visto che il presidente Blasi è ancora saldamente in sella. Ma la spaccatura tra dirigenza e tifoseria, in atto ormai da mesi, è ormai implosa. Si gioca dall’inizio del campionato dentro uno Iacovone perennemente chiuso al pubblico. Il rendimento della squadra, tra un gruppo di giocatori molto nervosi e un allenatore un po’ ondivago nella sua condotta, ne sta risentendo in modo pesante. In casa il taranto non ha mai vinto in caso e, ultimamente, ha iniziato a perdere. Ergo, i rossoblu sono precipitati (con 11 punti) in piena zona minata. E pensare che l’anno scorso gli jonici giocarono i play off.
Staremo a vedere come finiranno le cose. Ma, se il buon giorno si vede dal mattino, l’avvio a dir poco incespicante di questo campionato (nel contesto di una crisi che dopo Natale comincerà a mordere davvero) non fa presagire un futuro molto radioso.
Sergio Mutolo – www.calciopress.net