Estate 2006. I tifosi pisani erano stanchi di aspettare. Ritenevano la C1 troppo stretta per la loro passione strabordante. Sognavano di tornare presto, se non ai tempi del mitico Romeo Anconetani, a qualcosa che gli assomigliasse anche da lontano.
Il rapporto con il presidente Covarelli era quanto meno controverso. La stagione appena trascorsa, e culminata in una salvezza all’ultimo tuffo strappata ai danni della Massese, non era affatto piaciuta. Si temeva, da parte degli appassionati sostenitori nerazzurri, che anche il campionato che stava per cominciare potesse essere deludente quanto quello che l’aveva preceduto.
Dominava un'impazienza nemmeno poi tanto sottesa. Si vedevano le antagoniste rafforzare i ranghi e puntare a quel traguardo che, nella città della torre pendente, si sarebbe voluto raggiungere da subito.
Il Pisa si presentava ai nastri di partenza del torneo con una squadra rivoluzionata, formata da elementi di categoria che sembravano offrire le giuste garanzie in tale prospettiva. Nell’analizzare la rosa pisana, che sarebbe stata rafforzata al mercato di gennaio, scrivemmo che questa è spesso la carta vincente per far bene. E riuscire a catturare la stella da troppo tempo inseguita.
Tuttavia l'acquisto migliore del presidente Covarelli era destinato a fare solo panchina. Si trattava, ovviamente, di Piero Braglia. Un allenatore tosto e vincente, l’ideale per questa categoria. Abile nel circondarsi di giocatori di fiducia, dai quali ottenere il massimo possibile.
Non per caso scrivemmo che, se il Pisa era destinato a volare, ebbene il tecnico grossetano avrebbe potuto essere il pilota giusto per l'aereo che lo avrebbe fatto salire in alto.
Così è stato. Braglia ha raggiunto l’obiettivo. Ha regalato ai meravigliosi tifosi pisani quella cadetteria che inseguivano da tredici, lunghissimi anni. Ha saputo entrare in una magica simbiosi con il “fattore Arena”. Se ne è altamente infischiato di ogni tipo di polemica, tirando avanti nonostante gli infortuni a catena che hanno falcidiato la squadra per tutta la stagione.
E’ riuscito a cavare dal cilindro, in extremis, la sorpresa Ceravolo. Un giocatore che, forse, gli era stato anche imposto dall’alto. Ma che ha saputo comunque valorizzare al massimo. Come è suo costume.
A due giorni dalla conquista della mitica serie B, Braglia fa le valigie. Se ne va. Il mercante di sogni, da uomo vero, serberà nel cuore il ricordo di un’Arena che è stata capace di aiutarlo a catturare una stella che è anche sua. Aggiunge questo ennesimo trofeo al suo palmares.
Si appresta a pilotare un altro aereo. A far volare in alto una nuova tifoseria. Purchè creda in lui come ci ha creduto quella pisana. Giù il cappello davanti a un allenatore così.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net