Quando a Verona i tifosi avevano appreso dell’arrivo di Daniele Morante, non è che avessero fatto salti di gioia. Ma un moto di comprensibile entusiasmo si era comunque diffuso nei loro cuori gialloblu.
E’ vero, bisognava ancora metabolizzare l’amara retrocessione in C1. Tuttavia si sperava in una pronta risalita in cadetteria. Non era forse stato il diesse Cannella, a sua volta presto emigrato in direzione Spezia, a sostenere che l’Hellas sarebbe stato la Juventus della terza serie? Mai profezia si sarebbe rivelata più incauta.
La presenza al centro dell’attacco scaligero di questo bomber assai richiesto, reduce da due ottime stagioni prima in C2 nella Pro Vasto (14 reti in 28 partite) e poi in C1 nella Samb (18 gol in 30 gare), rappresentava un viatico assolutamente intrigante.
E se qualcuno avesse avanzato l’ipotesi che il giocatore romano sarebbe rimasto a secco di reti alla 21a giornata di campionato, tutti lo avrebbero considerato un matto da ricoverare. Invece, la realtà supera spesso la fantasia. E l’evento, dannatamente per l’Hellas e per i suoi tifosi, si è verificato.
Con il senno di poi si sono fatte largo alcune perplessità. Va detto che la carriera di questo giocatore ha avuto un andamento alquanto ondivago, dopo l’esordio nelle giovanili della Lazio che risale al 1997.
Sono state dieci, infatti, le maglie cambiate in un continuo turn over. Praticamente una l’anno. Un giro d’Italia del pallone senza fermarsi mai. Mantova, Lecco, Treviso, Cosenza, Teramo, Albinoleffe, Pro Patria, Prato, Pro Vasto, Sambenedettese. Anni nei quali ha segnato anche pochino, a volerla dire tutta. Se si esclude la tardiva esplosione avvenuta negli ultimi due campionati.
La sterilità realizzativa manifestata quest’anno, nel contesto di una linea avanzata che è quella che ha segnato di meno tra tutte le novanta squadre iscritte alla serie C, ha fatto il resto. Morante ha buttato al vento la migliore delle occasioni per far decollare la sua carriera in una piazza di primo piano. E ha frantumato il (possibile) feeling con una tifoseria come quella veronese, appassionata e attaccata alle maglie come poche altre in Italia.
Il rapporto tra il giocatore e il Bentegodi è presto precipitato ai minimi termini. Per questo i sostenitori scaligeri avrebbero oltremodo gradito la sua cessione. Il nuovo direttore generale Giovanni Galli, sfiduciandolo pubblicamente in più di una occasione, aveva fatto capire che si poteva parlare di cosa fatta.
Ma qualcosa è andato storto. Daniele Morante è rimasto in maglia gialloblu, ed esce a pezzi da questa esperienza.
Resta un mistero dove potrà trovare la grinta, piuttosto latitante fin qui a dire il vero, per scendere ancora nel catino del Bentegodi e provare a segnare quei gol che mancano ormai da troppi mesi nel suo palmares. E dei quali l’Hellas avrebbe un assoluto bisogno.
Stefano Mutolo - www.calciopress.net