Antonio Bellavista è un giocatore che l’Hellas Verona ha acquistato dal Bari al calciomercato di gennaio. Vanta un curriculum di circa 250 partite giocate, tra serie A e serie B. Tutt’altro che un pivellino.
Avrebbe dovuto rientrare a Terni dopo due giornate di squalifica, Antonio Bellavista. In una delle tante ultime spiagge nelle quali continua ad arenarsi quest’anno l’Hellas. E però non è sceso in campo a dare il suo contributo a un complesso apparso privo di ogni voglia di battersi. Anzi. E’ stato spedito addirittura in tribuna.
Il giocatore, sentito nel dopo gara, aveva fatto riferimento a un problema muscolare per giustificare la strana decisione di Sarri di escluderlo dai diciannove a referto. Una scelta invero alquanto difficile da spiegare, quando Bellavista aveva sostenuto il riscaldamento sul terreno del Liberati senza manifestare alcun apparente accidente di natura fisica.
Alla fine è stato proprio il tecnico toscano, in sala stampa, a spiegare le vere ragioni dell’esclusione del giocatore addirittura dalla panchina. Il fatto è che Bellavista non era in possesso di un documento valido di riconoscimento. E, dunque, il direttore di gara non gli ha concesso il permesso di scendere in campo a termini di regolamento.
Il direttore generale del club scaligero Giovanni Galli, che si è preso tra le mani una patata bollente che lo sta ustionando, ha ammesso il suo sbaglio e si è assunto le proprie responsabilità. Per la serie dilettanti allo sbaraglio.
Resta infatti da chiedersi come una società organizzata quale dovrebbe essere l’Hellas, appena retrocessa dalla B, sia potuta incappare in un incidente di percorso di quelli che nel calcio moderno non sono giustificabili neppure per una squadra di seconda categoria. Senza contare che, in epoca internet, non si capisce come non si sia potuto porre immediato rimedio a una situazione del genere. Per esempio, facendosi scannerizzare in tempo reale il documento mancante da Verona. Misteri misteriosi che qualcuno dovrebbe pur cercare di spiegare, senza trincerarsi dietro a opache ammissioni di colpa che non cambiano il disastroso stato delle cose in casa scaligera.
Non contento di aver toppato alla grande su Bellavista, che avrebbe fatto un gran comodo a Terni per dare un minimo di grinta a una squadra apparsa imbelle come poche nel decisivo confronto contro un avversario ridotto ai minimi termini dalle tante assenze, Galli fa sapere che non riesce a darsi pace per la quinta sconfitta consecutiva subita dall’Hellas.
Non si vede come potrebbe essere diversamente. E però non è chiaro il motivo per cui non assuma alcuna decisione sostanziale, deludendo ancora una volta molte delle aspettative che noi stessi avevamo (incautamente) riposto in lui. Ritenendolo capace della missione possibile di risollevare l’Hellas dai bassifondi.
I giocatori hanno avuto addirittura due giorni di riposo, visto che c’è la sosta di campionato. Un provvedimento davvero troppo benevolo per chi sta dimostrando così poco attaccamento alla maglia. Perché non contano le professioni di fede reiterate dai singoli sul sito ufficiale e nelle varie interviste. Che lasciano il tempo che trovano e sono solo parole vuote.
Ma non finisce qui.
Nonostante il crac in classifica seguito a un calciomercato assai movimentato, Galli ha confermato la fiducia della società all’allenatore Sarri. Che, a sua volta, ha raccolto finora un solo punto in sei partite. Ciò accade proprio mentre la Paganese, la squadra su cui il Verona dovrebbe fare la corsa per evitare la retrocessione diretta, allontana il suo tecnico Chiappini dopo la sconfitta interna (che ci poteva anche stare) con un Foggia in gran spolvero. Arrivato al quinto successo consecutivo e rientrato nella lotta per la promozione sotto la guida abile di Galderisi.
Nessuna scossa, dunque, in casa Hellas. Il caso Bellavista, la mancanza di polso con i giocatori, la fiducia a un tecnico ormai preda di eventi che non sa più controllare. Episodi che dimostrano come a Verona si vada avanti quasi per inerzia. Come se il baratro non fosse a un passo. Si continua a ballare, al suono di una patetica orchestrina, mentre la barca affonda.
Tutto ciò mentre ci vorrebbero fatti concreti. Decisioni vere, in grado si cambiare lo stato delle cose. Quando occorrerebbe richiamare tutti, ma proprio tutti, alle proprie responsabilità. Anche usando le maniere forti. Invece solo il nulla mischiato al niente. La desolazione di una classifica che parla da sola. E sta (forse) affossando la voglia di non mollare mai dei diecimila cuori gialloblu del Bentegodi.
Sergio Mutolo - www.calciopress.net