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Ven, 29 Feb 2008 13:35:00

Hellas, il cuore dentro le scarpe


Verona con un piede nel baratro. I giocatori scelti dal prode Pellegrini per scendere in campo, che hanno nei piedi il destino di queste maglie gloriose, dovranno mettere il cuore dentro le scarpe. In carenza, sarà solo il principio della fine.

Hellas con un piede nel baratro


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Diventa sempre più complicata la situazione dell’Hellas. Ultimo in classifica con 15 punti ha dovuto incassare l’ennesimo fallimento di questa stagione travagliata, vale a dire il crac della “rivoluzione Galli”. L’allenatore Sarri, che aveva raccolto appena un punto in sei giornate e incassato cinque sconfitte consecutive (di cui tre interne), è stato allontanato per decisione unilaterale del conte Arvedi d’Emilei. Con lui ha lasciato anche il direttore generale, nella sostanza sfiduciato dal suo stesso presidente. Della triade che si era assunto l’onere di mettere in ponte il salvataggio del Verona, resta dunque in sella il solo Cipollini.

 

Il fatto è che non c’è una vera società alle spalle della squadra. C’è un solo uomo al comando, per sovrappiù del tutto inesperto di calcio. Che non ha saputo traghettare la risalita del club scaligero dopo l’amara retrocessione dalla B. E che si è sempre più inesorabilmente avvitato in una spirale di errori a cascata in virtù dei quali sta compromettendo, in modo forse irreparabile, il futuro suo personale oltre a quello del club gialloblu.

 

Diventa sempre meno gestibile lo spogliatoio. Formato da un gruppo di giocatori che non ha mai dato seguito, sul campo, ai fiumi di parole con cui si prometteva che il cielo sarebbe tornato blu in casa Hellas. Adesso che mancano solo nove giornate alla fine, il tempo delle chiacchiere è abbondantemente scaduto. Ci vogliono fatti per dimostrare che la volontà di salvarsi esiste ancora e per non lasciare spazio ulteriore al gossip che circola da tempo in città.

 

Il fatto è che cambiare tre (o quattro?) allenatori non è mai il massimo. Colomba era stato una delusione totale, con appena due punti raccolti in una gestione men che mediocre. Pellegrini, che lo aveva sostituito, è stato quello che ha fatto meglio, con una dote di dodici punti messi in carniere che tengono ancora in corsa il Verona. Sarri è stato un disastro e ha portato a casa solo un punto. Il ritorno a Pellegrini appare dunque non solo come la mossa estrema di un uomo disperato e confuso che si sente mancare la terra sotto i piedi. Ma, forse, come l’unica soluzione possibile visto che il baratro è ormai a meno di un passo. Si tratta di capire come il buon Davide saprà pilotare questo gruppo allo sbando e interfacciarsi con il folto gruppo di giocatori ingaggiati a gennaio. E che hanno perso i loro punti di riferimento, dopo l’allontanamento di Sarri e l’abbandono di Galli.

 

Diventa sempre più drammatica la situazione dei tifosi. Quei diecimila sostenitori dell’Hellas che sono stati sempre presenti al Bentegodi e non hanno mai smesso di sostenere le maglie, neppure per un momento. Pur se allibiti per la piega che hanno preso gli eventi, i supporters dell’Hellas sembrano comunque decisi ad accompagnare la squadra fino in fondo. A non lasciare sole le maglie. Una prova d’amore che lascerà un segno indelebile nella storia di questo campionato. Un esempio fulgido e, se si vuole, paradigmatico di come si possa (debba) dare un appoggio senza confini ai colori della propria città. Appassionato, civile e mai sopra le righe.

 

Il fatto è che resta poco da fare, al punto in cui siamo, per quanti hanno in mano i destini dell’Hellas. Se davvero si vuole salvare dalla rovina un club capace di vincere lo scudetto, unico rappresentante della provincia italiana, non rimane altro che affidarsi al cuore. I giocatori scelti dal prode Pellegrini per scendere in campo e che hanno nei piedi il destino di queste maglie gloriose, chiunque essi siano, dovranno dimostrare di essere uomini veri. Capaci di mettere il cuore dentro le scarpe. E il coltello tra i denti. In carenza, sarà solo il principio della fine.

 

Sergio Mutolo - www.calciopress.net


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